MACCHINE UMANE

Il calcio di oggi non è più un semplice gioco, neanche uno sport, ne quantomeno uno spettacolo di sparsimento… è tutto altro. Oggi il calcio è diventato una vera è propria industria che pur di incrementare sponenzialmente i propri ricavi, non guarda in faccia neanche la vita di giovani calciatori che devono fare a meno della propria vita, basta che lo spettacolo possa continuare a qualunque costo.
Un altro malore in campo, un’altra vita di un giovane calciatore stroncata, dopo il “miracolo” di qualche giorno fa, che ha tenuto in vita Fabrice Muamba. Oggi il mondo del pallone ripiomba in un incubo che, purtroppo, è ormai diventato ricorrente.
Per ricordare solo alcuni, Giuliano Taccola attaccante della Roma che perse la vita il 16 marzo del 1969, aveva solo 25 anni. Otto anni più tardi perse la vita Renato Curi, il 30 Ottobre di 1977 a solo 24 anni.
In altri paesi, altre morti improvvise in campo, basta ricordare il nazionale camerunense Marc Vivien Foè, che il 26 Giugno del 2003 perse la vita durante la semifinale di Confederations Cup contro la Colombia.
Oppure la tragica scomparsa di Antonio Puerta, giocatore del Siviglia, fu vittima di ripetuti arresti cardiocircolatori durante la partita di Liga del 25 agosto 2007 contro il Getafe. Puerta morì 3 giorni dopo: aveva soltanto 22 anni.
Questa volta è toccato a Piermario Morosini, 25 enne centrocampista del Livorno, ha perso la vita sabato pomeriggio allo stadio Adriatico di Pescara, durante la partita contro i padroni di casa. Purtroppo questo non sarà nel’primo e nel’ultimo di tanti episodi tragici che negli ultimi anni hanno colpito non solo il mondo del calcio ma anche di tanti altri sport. Non dimentichiamo che poche settimane fa in circostanze simili ha perso la vita un altro campione dello sport italiano come Vigor Bovolenta, medaglia di argento ai giochi olimpici di Atlanta 1996, campione europeo in Grecia nel 1995 e medaglia di argento agli europei di Ostrava (Reppublica Ceca) nel 2001.
Oggi in tanti ci chiediamo come mai tanti episodi tragici su un rettangolo di gioco?. Com’è possibile che un’atleta giovane che dovrebbe essere monitorato costantemente sotto il profilo medico, perda la vita in questo modo?. Come evitare queste tragedie che inluttano il mondo dello sport, in un mondo sempre più moderno ma cosi fragile e impotente in questi casi?.
Pare uno scherzo ma i calciatori non sono monitorati a sufficienza. La medicina sportiva preventiva non è sviluppata come invece dovrebbe. Nel mondo del calcio inoltre c’è un abuso di sostanze, come proteine e integratori di vario tipo, che, pur non essendo doping, su un determinato substrato con una certa predisposizione genetica può avere effetti devastanti. Infine c’è una quota di probabilità che si tratti di patologie verificatesi improvvisamente e dunque non diagnosticabili in precedenza.
Come prevenire tutto ciò?. Va fatta prevenzione in modo opportuno, sono indispensabili diagnosi molto serie, approfondite e ripetute nel tempo. Questi ragazzi sono giovani ed evolvono velocemente nel tempo, cambiano le loro caratteristiche, per cui andrebbero costantemente monitorati nella loro crescita. Serve fare più prevenzione, purtroppo non so se questo nel calcio di oggi sarà possibile.
Isomma niente calcio per tutto il weekend, la morte di Morosini blocca i campionati perché così ha voluto la Figc sotto choc per la fine atroce di un ragazzo di 25 anni su un terreno di gioco. Un pò di buon senso, una volta ogni tanto da parte della grande industria del calcio, che pur di non fermarsi mette a rischio la vita dei propri attori principali, come se fossero vere e proprie macchine umane.

Riccardo Lelli 20 aprile 2012

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