Trigoria, lavoro tecnico tattico e partitella. Individuale per Pellegrini, Nainggolan. Palestra per Karsdorp

La Roma continua ad allenarsi in vista della sfida di sabato contro il Napoli. Lorenzo Pellegrini e Radja Nainggolan svolgono lavoro individuale tra palestra e campo. Il belga non si allena con i compagni a causa dell’intervento al dente. Karsdorp e Luca Pellegrini lavorano esclusivamente in palestra. Tutti gli altri calciatori sono a disposizione di mister Di Francesco ed effettuano la regolare seduta. L’allenamento, durato quasi due ore, è iniziato in palestra, con l’attivazione muscolare e il rafforzamento degli arti inferiori e superiori. Poi tutti in campo per un leggero riscaldamento e per il lavoro tecnico-tattico. Il tecnico giallorosso ha fatto giocare ai suoi una partitella con un portiere singolo, che doveva difendere tre porticine. Domani appuntamento alle 14.15 a Trigoria.

Allenamento Roma, Squadra divisa in due. Gonalons torna a disposizione

Dopo l’allenamento di ieri sotto la neve la Roma è tornata oggi a Trigoria per preparare la sfida di sabato prossimo contro il Naspoli. La squadra questo pomeriggio è stata divisa in due gruppi tra chi ha giocato contro il Milan e chi non. Gonalons è tornato in gruppo, Karsdorp e Luca Pellegrini proseguono invece il loro lavoro individuale.

Lorenzo Pellegrini invece, dopo aver abbandonato lo stage con la Nazionale, sarà visitato domani a Trigoria dai medici giallorossi. Al momento i controlli effettuati in Nazionale sembrano confermare il risentimento muscolare accusato durante la sfida con il Milan.

Fonte: LaRoma24.it

Allenamento AS Roma sotto la neve

Dopo la brutta sconfitta di ieri contro il Milan, la Roma si è ritrovata questo pomeriggio in una Trigoria piena di neve per preparare la gara di sabato contro il Napoli capolista. Una gara che va preparata al massimo delle potenzialità da Di Francesco, che oggi si è ritrovato con i suoi giocatori in quel di Trigoria per il primo allenamento settimanale. Chi è sceso in campo ieri si è limitato a una seduta in palestra, al contrario chi non ha preso parte al match di ieri sera ha svolto lavoro metabolico fisico diviso tra campo e palestra.

Fonte: Pagine Romaniste

Trigoria, Sala Video, Palestra e Riscaldamento sul Campo. Assenti Gonalons e Karsdorp

La Roma è scesa in campo per effettuare l’ultimo allenamento prima della partita contro il Milan. La squadra si è stata concentrata prima  in sala video per studiare l’avversario e successivamente si è diretta in palestra per il riscaldamento muscolare. A seguire torello ed esercizi tattici sul campo. Tutti in gruppo tranne Gonalons e Karsdorp.

Trigoria: Lavoro tecnico tattico, partitella finale nella seduta di oggi pomeriggio.

Mancano solo due giorni dalla sfida contro il Milan, la Roma dopo la sconfitta di Kharkiv, deve voltare subito pagina e pensare alla gara di domenica sera contro il Milan.  Per questo, prosegue la preparazione a Trigoria con una seduta pomeridiana. Il gruppo ha iniziato con il consueto riscaldamento prima di effettuare esercitazioni tecnico/tattiche concluse con la partitella finale. Proseguono con il lavoro individuale Gonalons e Karsdorp.

Trigoria, squadra divisa in due gruppi. Palestra per chi ha giocato ieri e seduta atletica per il resto della squadra

La Roma torna ad allenarsi il giorno dopo la sconfitta di Champions League contro lo Shakhtar. I giallorossi, tornati dall’Ucraina intorno alle 13.30, sono stati divisi in due gruppi: seduta in palestra, già terminata, per chi ha giocato ieri, mentre gli altri hanno iniziato la seduta sempre in palestra per poi spostarsi sul campo C per del lavoro atletico.

Si è allenato regolarmente anche Jonathan Silva, in gruppo da domenica scorsa e che punta alla prima convocazione in giallorosso. Karsdorp, Gonalons e Luca Pellegrini hanno svolto lavoro individuale in mattinata. Domani seduta di allenamento pomeridiana alle ore 14,45. La rifinitura di sabato sarà ugualmente fissata al pomeriggio.

Shakhtar-Roma, la lista dei convocati di Di Francesco

Sono 21 i giocatori convocati da Eusebio Di Francesco per l’andata degli ottavi di Champions League che si giocherà mercoledì sera contro lo Shakhtar Donetsk a Kharkiv in Ucraina.

Ecco l’elenco dei giallorossi:

Portieri:

Alisson Becker
Lukasz Skorupski
Andrea Romagnoli

Difensori:

Juan Jesus
Aleksandar Kolarov
Elio Capradossi
Federico Fazio
Alessandro Florenzi
Bruno Peres
Kostas Manolas

Centrocampisti:

Radja Nainggolan
Kevin Strootman
Lorenzo Pellegrini
Daniele De Rossi
Gerson

Attaccanti:

Diego Perotti
Edin Dzeko
Patrik Schick
Cengiz Under
Gregoire Defrel
Stephan El Shaarawy

Fonte: Il Romanista

De Rossi: “Sogno ancora di vincere qualcosa con la Roma. Nazionale? Se il nuovo ct chiama…”

Daniele De Rossi torna a parlare della Roma e della Nazionale in una lunghissima intervista rilasciata alla riviste dell’AIC “Il Calciatore”.  Ecco le sue parole:

“Non so dirti perché ho scelto il calcio da bambino. C’era mio padre che allora faceva il calciatore, normale che lo seguissi. E poi il pallone c’era sempre anche tra i miei amici, sempre lo stesso il percorso. Parlo di Ostia, io sono di lì, allora non era una grande città com’è adesso. Un posto che mi ha accompagnato, che mi è rimasto dentro. Non è che si andasse spesso a Roma. Mi dispiace tanto per tutto quello che è venuto fuori adesso. Io non ci vivo più, ma ci vivono i miei. Magari potrei passare per omertoso, per quello che non vuole dire, ma non me ne sono mai reso conto del tutto. Chiaramente problemi ce n’erano, non per niente è stata commissariata, però non posso non pensare che me ne sarei dovuto almeno accorgere se tutto era ridotto come è saltato fuori, no? A Ostia ci sono rimasto fino ai 21 anni, poi ci sono tornato per un po’ dopo la separazione. Ora abito in centro a Roma, mi piace dove sto. Lo dico sempre anche ai miei compagni, è davvero un peccato non approfittarne, quanto è bello. Lì sei proprio… a Roma. Mi rendo conto che non è facile, che c’è tanta gente e dunque ci sono più possibilità che non ti lascino stare. Ma quanto si perdono….

Dove giocavi da piccolo?
Lì a Ostia non è che ci fossero tanti campetti, anzi. Però avevamo le pinete, così le porte le facevamo con dei pezzi di tronchi, o magari con un albero e l’altro palo era uno zaino. Non sempre avevamo il pallone, ma andava bene pure una pigna, ricoperta di carta e con un po’ di scotch, così non ci facevamo male ai piedi. Era quello il nostro stadio: poco lontano da scuola e da mia nonna. E poi c’era il mare e la spiaggia: quando non era stagione giocavamo lì, a ‘beach soccer’ come si dice adesso. Con la scuola calcio ho iniziato verso i 5-6 anni, con l’Ostia Mare. Un anno siamo stati a Sarzana. Mio padre era andato in C con la Sarzanese, anche lì ho fatto il settore giovanile, per poi tornare a Ostia. Lo capisco meglio adesso quanto abbia voluto dire aver cominciato con dei bravi insegnanti, che hanno dedicato tempo alla tecnica, a dirci come giocare. Non come tanti di adesso che parlano subito ai bambini di diagonali e raddoppi, che vogliono vincere per portare la targa al bar. Ho iniziato con gente perbene: sono stati loro che mi hanno fatto benvolere quello che facevo. Chissà cosa sarebbe successo se ne avessi contrati altri, diversi, che non mi avessero stimolato a continuare. Chissà. L’Ostia Mare ha sempre avuto fama di qualità a livello giovanile, credo la abbia tuttora.

Come sei finito alla Roma?
Come detto, sono stato un anno alla Sarzanese e anche lì mi sono trovato bene. Mi ricordo l’edizione della gente, tutte persone a modo. Mi è rimasto impresso. Avevo 9 anni quando mi prese la Roma, ma io non ci andai, non volli farlo. Quello che volevo era stare con i miei amici, un qualcosa che ancora oggi non se n’è andato. L’anno dopo però ci volevo andare, ma fu la Roma che quella volta decise di non prendermi e ci stetti male. Giocavo proprio in tutto un altro modo rispetto ad adesso, un po’ trequartista. Ero quello che aveva dei colpi, con il 9 sulla maglia. Alla Roma andai a 12 anni. Ero anche un po’ spaventato, ma la cosa mi intrigava. A spiegarmi un po’ le cose ci pensò mio padre. Mi disse che dove stavo ero il più forte, ma che alla Roma li avrei trovati tutti più forti, e mi disse di prepararmi. Sono andato pronto ad accettare quel che veniva. Non avevo né sogni né pretese, di quelle tipo ‘io in panchina non ci vogliono stare’. In effetti giocavo poco, soprattutto i primi anni. Ricordo che in qualche torneo importante nemmeno venivo convocato, è stato doloroso. Mio padre mi diceva di non mollare, io me ne sarei anche tornato all’Ostia Mare, ma mi trovavo bene con i miei compagnetti della Roma.

Il capitano giallorosso ripercorre gli anni dell’adolescenza tra scuola e campo: “La scuola la facevo a Ostia e, dato che i miei lavoravano, a pranzo andavo sempre da mia nonna, che mi dava un panino per dopo l’allenamento. A turno c’erano dei genitori che ci portavano, questo è andato avanti fino ai 18-19 anni. Avevo già un contrattino, che era comunque giù più di quello che prende uno che lavora normalmente. Ho preso la patente e la mia prima macchina, una Classe A. Quanto l’ho amata, anche se mi fa un po’ specie adesso pensare che aveva il cambio manuale. Ricordo che andavamo a vedere le partite al Flaminio, l’Olimpico lo stavano rifacendo. Mi piaceva andarci, mi appassionava vederli così vicini al campo. Me li ricordo ancora, soprattutto Giannini e Voeller, il mio idolo. A scuola non ero bravo, ma non ero nemmeno di quelli che dicono che fa schifo. Tutto sommato mi annoiavo, anche se c’era sempre qualcosa che mi piaceva di più. Avevo scelto un liceo linguistico. Adesso vedo che era stata una buona scelta visto che le lingue servono. L’algebra, per dire, non vedevo come mi potesse servire. Però non sono riuscito a finire, in prima superiore sono stato anche bocciato, poi ho continuato ma a 16-17 anni ero già con la prima squadra, troppe assenze. Ho provato pure con una scuola privata, ma anche li mi hanno fatto notare che non c’ero quasi mai e così ho proprio smesso. Questo fatto di non avere il diploma è un qualcosa che ha cominciato a darmi fastidio nel tempo, ora un po’ mi rode. Ricordo che a casa mia quella bocciatura fu una specie di dramma, soprattutto per mio padre. Lui, sempre il primo a starmi vicino quando mi capita di fare una stupidata, ci rimase proprio malissimo.

Eri uno studente modello?
No, a scuola non ero bravo, ma non ero nemmeno di quelli che dicono che fa schifo. Tutto sommato mi annoiavo anche se c’era qualcosa che mi piaceva di più. Avevo scelto un liceo linguistico, anche se adesso vedo che era stata una buona scelta, a quanto servono le lingue, mentre l’algebra, per dire, non vedevo come mi potesse servire. Però non sono riuscito a finire, in prima superiore sono stato anche bocciato, poi ho continuato ma a 16-17 anni ero già con la prima squadra, troppe assenze. Ho provato pure con una scuola privata, ma anche lì mi hanno fatto notare che non c’ero quasi mai e così ho proprio smesso. Questo fatto di non avere il diploma è un fatto che ha cominciato a darmi fastidio nel tempo, non subito e ora un po’ mi rode. Ricordo che a casa quella mia bocciatura fu una specie di dramma, specie per mio padre. Lui, sempre il primo a starmi vicino quando mi capita di fare una stupidata, ci rimase proprio malissimo.

Sei sempre stato molto autocritico…
È stato verso gli Allievi nazionali che ho cominciato a pensare al calcio in modo diverso. Di mio sono molto autocritico, vedevo tanti altri che per me avevano molte più qualità. Ricordo, che so, Pepe, Aquilani, Bovo, D’Agostino. Però è stato allora che mi sviluppai fisicamente, mi cambiarono pure ruolo e iniziai a crescere come calciatore. Cominciai così a pensare che forse ci sarei potuto stare anche io, ma non certo per quel che poi è capitato. Già una carriera come mio padre in Serie C mi pareva tanto, arrivare a guadagnarci giocando era il massimo e insomma le mie aspettative erano più basse di quella che è stata poi la realtà. Le cose sono cambiate poco alla volta, giusto allenandomi con loro e guarda che erano quelli della stagione dopo lo Scudetto, lì in mezzo ce n’erano proprio di bravi, ma non mi sono fatto problemi, l’ho presa di petto, diciamo, con personalità. A volte può essere sì un limite, ma di mio sono pure un testardo, anche se gioco a tresette voglio vincere poi, fin da piccolo, mai ho avuto paura di giocare con tutti, anche con i più grandi.

Ci racconti la vicenda sul pullman dopo Italia-Svezia?
Sul pullman della Svezia le cose sono andate così. Sotto lì allo stadio, nei parcheggi: con degli amici avevamo organizzato qualcosa, si pensava di festeggiare e invece niente, ero insomma poco lontano dal loro pullman, un in bocca al lupo con chi di loro passava, queste cose qui; poi un altro, all’andata ci eravamo scambiati qualche legnata, qualche parola di troppo e sai com’è, scusa di qui e scusa di là, mi sono avvicinato e sono salito: ho fatto loro i complimenti. E non c’è alcuna medaglia al valore, no.

Ci sono delle partite che non dimentichi?
Beh, di partite che non dimentico ne avrei parecchie, ma se penso a questa mia professione, proprio per il rispetto che ci vuole, allora penso alla Nazionale, giocarci penso sia il sogno di tutti. Potrei così dirti dell’esordio, ma io con quella maglia – e ne avevo 22 di anni – sono pure arrivato a giocare la finale di un Mondiale e pure vincerla! Il fotogramma che più mi è rimasto impresso, ancora adesso a ripensarci mi vengono i brividi, sono stati tutti quei flash dei telefonini accesi, lì dietro la porta mentre andavo a tirare il mio rigore. Stessa scena con tutti gli altri, ma proprio m’è rimasta dentro quella scena, tipo quella che capita di vedere a dei concerti.

C’è qualche partita che vorresti rigiocare?
Di partite che vorrei rigiocare te ne dico un paio, la prima è quella contro la Sampdoria, all’Olimpico, c’era Ranieri come allenatore (stagione 2009/2010; ndr). Alla fine del campionato mancavano poche partite, in classifica eravamo in testa, davanti all’Inter che quell’anno era veramente una squadra incredibile. Quel giorno vincevamo pure 1 a 0, partite di quelle che se giochi venti volte, diciannove le vinci, ma finisce che capita e quella volta perdemmo 2 a 1. Loro ci passarono davanti e arrivammo secondi, a due punti. L’altra è la finale dell’Europeo 2012. Quando ci penso, allora mi immagino di essere a posto, di essere sano, di poter… giocare. Non so, tra noi nel gruppo si era creato qualcosa di magico e non dico certo che con me avremmo vinto – ero fuori, infortunato – però quanto avrei pagato per essere lì con i compagni a dare una mano.

Un cartellino rosso più giusto degli altri?
Un rosso che magari ho meritato di più? In effetti ne ho presi diversi di rossi e devo dire quasi sempre meritati, sono proprio pochi quelli che ci potevano anche non esserci. Poi dipende: un conto è un fallo di reazione, lì al massimo hai l’1% di scusanti; poi c’è quello che è lanciato a rete, la doppia ammonizione… dai, me li sono meritati tutti o quasi, sì.

Qual è stato il tuo gol più bello?
Il gol più bello che ho fatto non è poi un gran ricordo, è capitato contro il Manchester United, quella partita l’abbiamo persa per 7 a 1. Pensa la soddisfazione, si perdeva per 6 a 0 ed è venuto fuori questo gol meraviglioso: cross di Francesco (Totti; ndr), io di spalle girata al volo e gol. Bellissimo, ma vuoi mettere? Un altro molto bello è stato quello contro il Giappone, alle Olimpiadi (Atene 2004; ndr): su rovesciata.

Quale stadio ti ha colpito di più nella tua carriera? Ce n’è uno che ti manca?
Lo stadio più bello per me continua ad essere San Siro, nemmeno il Bernabeu, nemmeno il Camp Nou, è sempre stato quello lì di Milano che più mi ha emozionato. Certo, ora magari meno, dai e dai mi capita di giocarci da un bel po’, però sin da piccolo San Siro mi suggestionava, così gigantesco, era quello insomma per me “lo” stadio. Sarà poi quel che sarà, però capita pure che ogni volta che gioco lì dentro, faccio sempre buone partite. Lo stadio che invece ancora mi manca è quello del Liverpool, sicuro. Io sono uno che va molto a pelle, a brividi e così, quando penso a uno stadio, non penso tanto alla struttura, a come è fatto eccetera. Penso invece alla tifoseria, all’atmosfera, al “sonoro”. Mi piacciono gli stadi come per esempio il Bentegodi, dove i tifosi cantano dall’inizio alla fine, anche se perdono. Ecco perché vorrei tanto andarci all’Anfield Road… ricordo all’Hampden Park a Glasgow, contro la Scozia, il canto del loro inno o i 90′ lì a cantare degli irlandesi a Dublino. Questo è insomma quello a cui prima penso parlando di stadi ed è per questo che un altro desiderio è quello di giocare una volta nella Bombonera (lo stadio del Boca Juniors, a Buenos Aires; ndr), peccato che sono avanti con gli anni, non so se ce la farò.

Sei un ragazzo serio, ma qual è il tuo punto debole?
Oggi, a 34 anni, mi considero e so di essere un serissimo, è così, tanto che se fossi un mister, ne vorrei avere uno come me in squadra. Anche serio, come tu dici; il mio punto debole è sempre stato il cibo: ma come, la domenica giochi, vai bene, ma perché non mangiare un po’ di più, qualcosa d’altro? E invece no, non basta, non basta mai e lo dico sempre a tutti i miei compagni. Si deve continuare, perché se si arriva a fare ancora meglio, magari avremmo qualche punto in più in classifica, quella famosa partita la potevamo magari vincere e avrebbe fatto grande differenza, questa insomma la linea. Ora come ora, arrivo sempre ben presto al campo, faccio le terapie, le cose che devo fare, sto attento al mangiare e tutto il resto. Ricordo il tempo in cui in effetti mi vedevo e sentivo meno forte, non sapevo come fare e l’ho capita via via negli anni questa cosa qui. Così rivado a Francesco Rocca, a quel che lui mi ha detto pur essendo “un pazzo”, il suo di esempio. Lui, personaggio rigido, che ha un suo immaginario di calciatore-robot, instancabile, credo proprio che sarà dura che lui lo possa trovare. Allenarsi con lui voleva sempre e comunque dire che finivi con la lingua per terra, però il tutto dando sempre l’esempio, quel che chiedeva lo faceva anche lui. Era rigido e duro, ma li ha sempre protetti i suoi calciatori. Ricordo quando allenava l’Under 20, così ci si vedeva di tanto in tanto… mi ha aiutato, mi ha permesso di fare annate ad alti livelli.

Quella gomitata al Mondiale 2006?
Male e tanto ci sono stato i primi giorni, non me le aspettavo addirittura quattro giornate di squalifica. Avevo fatto una cosa grave, certo, però per me esagerarono, quella per me fu anche una dimostrazione di forza da parte della Fifa, di solito se ne danno due, no? Quattro partite voleva dire che nel caso mi sarebbe rimasta giusto la finale e non era… poco. I primi giorni Lippi nemmeno mi parlò, fu duro ma anche paterno: subito dopo la semifinale, venne lì a dirmi di prepararmi, che mi avrebbe fatto giocare. Lo stesso fece poi Peruzzi, che faceva un po’ da tramite con tutti, può darsi non dall’inizio, ma… Già dopo i quarti avevo comunque “riacceso i motori” e visto che le possibilità me le davano, c’era un motivo in più per prepararmi per bene (entrato al 61′ proprio al posto di Totti, Daniele segnò poi ai rigori il terzo della serie; ndr).

Sei mai arrivato alle mani con qualche compagno di squadra?
No, non sono un capitano di quelli, per dire, che attaccano al muro dei compagni, anche se magari ci vorrebbe, dai. No, non sono così. Sono in sostanza molto amicone con tutti e mi piace dirti che percepisco che mi vogliono bene, che mi rispettano. Vedo che anche i ragazzi giovani mi apprezzano, tra noi il rapporto è buono, cerco sempre di scherzare, non mi metto mai su un gradino diverso. Nemmeno sono uno che si mette lì davanti a tirare, anche se ormai certe cose non si fanno più, altro che giri di campo. Ecco però, quando magari vedo che un partitella va avanti così così, che mi metto lì a fare pressing, magari fatto male, ma la vedo la reazione degli altri: con l’esempio si riesce a trascinare. Sono il capitano, sì e mi sento tale, ma non però il primo della classe.

Cos’è adesso il divertimento? Per forza deve essere legato ai tre punti?
Mah, certo che vincere è bello, ancor più in un ambiente come il nostro, altrimenti – dall’altra parte – puoi bene immaginare quanto ti rompano le scatole, il mister arrabbiato eccetera, eccetera. Ma per me il divertimento è proprio quel che faccio, il mio quotidiano. Quando ero più giovane mi lamentavo magari dei ritiri, che mi rompevano, ma ora penso piuttosto al fatto di vivere lo spogliatoio: sì, mi piace la vita che faccio. D’accordo, è faticosa con i ritiri, lo star via dalla famiglia e il resto, ma confesso che mi diverte e so già che soffrirò quando me ne staccherò. Al dopo così ci penso, non voglio arrivare a svegliarmi una mattina e ritrovarmi a dirmi, che faccio adesso? Allora ci penso, senza togliere spazio e forze: qual è la cosa più vicina a me, dopo il calcio? Intanto, per cominciare, dico che a me non piace la cravatta, mi ci vedo meglio ancora con gli scarpini ai piedi. Allenare magari? Forse, credo che fare il secondo potrebbe essere un qualcosa che mi andrebbe di fare, che so, con Di Francesco o Spalletti, o altri allenatori con cui mi sono trovato bene. Così sì, stare ancora sul campo e vivere lo spogliatoio, niente giacca e cravatta.

Com’è il rapporto tra voi calciatori? Vi portate rispetto?
Sì, tra noi calciatori il rispetto c’è, sappiamo chi siamo ma poi i problemi iniziano quando di mezzo c’è il pallone, il campionato. Penso qui allora al football americano, a come lì si placcano, si sfondano, si distruggono ma poi alla fine li vedi che si abbracciano, non ci sono polemiche, nemmeno sulla tecnologia, su quello che è un po’ il loro Var… qui le cose continuiamo a vederle ciascuno pro domo sua. Con tutte le telecamere che ci sono, piano piano diventeremo perfetti e certo si vedono gesti che prima non si vedevano. Errori ne ho fatti, anche qui di recente e arrivare a smettere di fare gesti come i miei, è solo un bene.

Cosa non ti piace dello spogliatoio “moderno”?
Quel che mi piace meno adesso sono le abitudini che abbiamo preso. Ora con i social ogni cosa che fai può arrivare subito a milioni di persone, se uno ha una capigliatura un po’ particolare la posta in rete e non so, non capisco, mi pare sia più un apparire piuttosto quel che si è. Per forza siamo dei personaggi, ma ora ti ritrovi nello spogliatoio con i telefonini in mano, ognuno così per conto suo, c’era un qualcosa di più cameratesco prima. E guarda che non è una questione di età, anche noi vecchi si diventa in pratica schiavi, la foto con Instagram eccetera eccetera, tutte cose che sono distanti da quel che sono. Uno si fa male, allora gli mandi una foto o gli twitti qualcosa? Ma perché – mi domando – non gli telefoni? Non lo vai a trovare?.

Su Tommasi…
Dai, è il solito disco: i soldi, le macchine grandi, le veline eccetera. Che vuoi, dipende da chi prendi e dato che ci sono penso al nostro presidente dell’Associazione, a Tommasi, ex mio compagno; lui, sindacalista, uomo di chiesa, uomo di valori. Chiaro, prendi un ragazzo giovane, prende quello che prende, mica facile sapersi gestire e quanti giudizi. Ma te ne potrei dire cento di nomi di calciatori che sanno parlare di tutto, che si interessano di tutto, che fanno una vita normalissima. Chiaro che non viviamo la stessa vita dei nostri coetanei, siamo sicuramente dei privilegiati, ma il fatto che posso prendere quel che prendo non mi fa arrossire, non mi imbarazza: sono fortunato e allora? Comunque sia, i macchinoni, le veline e tutte ste cose non sono i miei punti di arrivo, no. E poi, a dirla tutta, se sei giovane e c’è una bella ragazza che ti sorride, ma perché non avvicinarla? Idem per una macchina importante o la vacanza a Montecarlo o Dubai, ognuno vive la sua di vita, come vuole. Non trovo vergognosa la vacanza alle Maldive e se un ragazzo si vuol fare la Ferrari, perché averne di dubbi? L’importante è sapere di poter vivere anche con una macchina normale.

L’atmosfera allo stadio la senti?
Mah, l’atmosfera lì in campo, se mai noi potessimo fare qualcosa se ci fosse casino… intanto ti assicuro che tanti non sentono proprio nulla, così concentrati sulla partita; io invece di queste cose mi capita un po’ di accorgermene… l’esempio possiamo e dobbiamo darlo, è vero, ma non sono io che devo dare l’esempio a quei ragazzi, non è colpa nostra per quel che possono fare e fanno come ai miei tempi non era colpa di Giannini o di Völler. È un problema dei genitori, non è nostro. Quel che per me è cambiato, è il modo in cui viene vissuto adesso lo stadio. A parte l’affluenza c’è meno gente, a me pare che fosse più focoso prima, per me era meglio. Quando perdevi, ci potevano anche essere reazioni brutte e fastidiose, ma perché c’era un amore che accecava. Ora sbagli un passaggio e allora si tirano subito fuori i soldi che prendi e tutto quello poi che ti ritrovi sui giornali. Ecco, a me piacerebbe che si tornasse un po’ indietro, a quell’amore che accecava.

Perché il numero 16 di maglia?
C’entra pure Roy Keane, lui è stato uno dei miei idoli, quello che più mi ha impressionato, assieme a Guardiola e Davis, l’olandese della Juve. Quel loro modo di vivere il calcio, la partita, lo spirito che dimostravano… va bene, magari allora non c’era la Var, bisogna stare tanto più attenti adesso. Pensa che con Keane sono pure arrivato a chiedergli una foto, prima e unica volta per me, lui allora faceva il secondo dell’Irlanda. Per un altro po’ c’entra poi una delle mie figlie, è nata un 16.

Senti pressione prima di una partita?
Una volta le sentivo di più le partite, ora quel che più sento è la responsabilità che avverto addosso, soprattutto proprio per l’amore che io ho per questa mia squadra, per la Roma: qualcosa di importante. No, alle scaramanzie non ci credo più, chissà quante Champions avrei vinto se mi avessero davvero portato al risultato, magari funzionassero. Quando poi mi faccio male e devo stare fermo, divento intrattabile, poco da fare, praticamente ingestibile. Allora lì a lavorare più di quando sto bene: vorrei rientrare subito e così mi sono capitate delle ricadute, non è che mi sappia insomma troppo aiutare. Le pagelle le leggevo da giovane, ora molto meno e non lo dico per snobismo. Mi capita ancora di darci un’occhiata, magari ancora posso bruciare certi giudizi, un po’ te l’avvelenano sempre il sangue, sia per un 8 che non meriti o per un 5 che poteva essere un 6. Mi rendo conto che, per me, è comunque qualcosa che non serve, tanto lo so bene io come ho giocato, se ho fatto bene o no. Sarò pure presuntuoso, ma ormai la maggior parte delle volte credo di saper leggere le cose del campo meglio di chi si trova a giudicare: non mi fa bene star lì a soffermarmi.

Il tuo rapporto con gli arbitri?
Con gli arbitri all’inizio avevo un rapporto davvero brutto. Ero un rompiscatole, ancora e ancora, anche perché – per me – è un dato di fatto, erano anni quelli in cui subivamo degli arbitraggi che davvero ci penalizzavano, più avanti negli anni non si sono ripetuti. Ricordo che con Spalletti allenatore, noi secondi dietro l’Inter, era persino lampante per me. Così partivo già incazzato, bastava niente perché mi facessi sentire lo stesso, all’incontrario, valeva per loro, per gli arbitri. Ora va meglio, ci si conosce di più, si impara.

Quale sogno ti rimane?
Sì, potrei anche chiamarla utopia, me ne rendo conto, so che sono più vicino a smettere ormai, ma è vincere qualcosa di grande con la Roma. Noi siamo forti, ma so che ce ne sono di più forti di noi, ma non posso smettere di sognare, anche perché questo vorrebbe dire che finirei per allenarmi più piano, mangiare peggio, andare a dormire più tardi. Sogni ne ho coronati tanti e poi ho potuto godere di avere vicino l’esempio di Totti. Ehi, dico Totti e si sa che quando tutto il mondo pensa a Roma, saltano fuori il Colosseo, il Papa e… Totti. Certo, lui è irraggiungibile, però l’essere stato suo vice è stato un altro sogno che ho coronato.

Fonte: ForzaRoma.info

Shakhtar Donetsk-Roma, Ferreyra: “Per fortuna non c’è Totti, ecco chi toglierei ai giallorossi”

Letteralmente rinato agli ordini di Paulo Fonseca, Facundo Ferreyra ha già realizzato 22 gol in 29 presenze stagionali e rappresenta sicuramente uno dei pericoli principali per la Roma negli ottavi di finale di Champions League. L’attaccante dello Shakhtar Donetsk è stato intervistato dal sito ufficiale della Roma. Ecco le sue parole:

Quale è stata la tua prima reazione al momento del sorteggio che ha messo di fronte Roma e Shakhtar in questi ottavi di Champions?
“Quando ci hanno sorteggiato con la Roma ho pensato che a questo punto della competizione tutte le squadre sono forti. Sia che fosse stata la Roma o qualsiasi altra squadra, avremmo comunque dato il nostro meglio. L’avremmo affrontata nello stesso modo in cui abbiamo giocato la fase a gironi e che ci ha portati fin qua.”

Come vi preparerete a questa partita?
“La squadra si è allenata bene. La motivazione è tanta. Sappiamo che andiamo a giocare una partita fondamentale sia per noi che per i nostri tifosi e vogliamo renderli felici.”

Quanto ti ha impressionato la Roma fin qui in questa competizione?
“Non ho avuto modo di guardare le loro prestazioni da vicino. Sapevo che erano in un gruppo difficilissimo con Chelsea e Atletico Madrid, ma nonostante questo si sono qualificati come primi del girone. Questo dimostra che sono una squadra molto forte.”

Pensi che sia un vantaggio per lo Shakhtar giocare in casa la partita d’andata?
“Onestamente, preferirei giocare in casa la partita decisiva, ma questo non smorza assolutamente il nostro ottimismo. Dobbiamo tirar fuori un’ottima prestazione in casa e andare a Roma in una posizione di vantaggio.”

Se poteste scegliere di non vedere in campo uno dei giocatori della Roma con più qualità, quale sceglieresti e perché?
“La Roma ha molti giocatori di qualità. Fortunatamente Francesco Totti ha terminato la sua carriera, ma Nainggolan è in gran forma al momento.”

Quante possibilità ha lo Shakhtar di qualificarsi contro la Roma?
“Credo che abbiamo le stesse possibilità, direi cinquanta e cinquanta. La Roma è un’ottima squadra, ma noi crediamo nella nostra forza e condizione.”

Fonte: ASRoma.com

Trigoria, allenamento Roma: individuale per Gonalons, Silva in gruppo

Prosegue la preparazione della Roma in vista della trasferta contro lo Shakhtar Donetsk. Sala video e lavoro in campo per la squadra giallorossa. Maxime Gonalons, Rick Karsdorp e Luca Pellegrini hanno svolto anche oggi lavoro individuale. Dopo una parte atletica, il resto del gruppo si è concentrato su esercitazioni tattiche e di finalizzazione. Buone indicazioni da Jonathan Silva, nuovamente in gruppo. L’esterno argentino, non inserito nella lista Champions perché già utilizzato nella competizione dallo Sporting, spera in una convocazione per la partita contro il MilanNel pomeriggio ci sarà la partenza per l’Ucraina.

Fonte: Il Romanista

Allenamento Roma, palestra ed esercitazioni tattiche. Individuale per Karsdorp e Gonalons, Jonathan Silva in gruppo

Dopo la vittoria contro l’Udinese, la Roma torna ad allenarsi in vista del match contro lo Shakhtar Donetsk, previsto mercoledì alle 20.45, che varrà l’andata degli ottavi di finale di Champions League. La seduta è iniziata in palestra per poi passare in campo e svolgere esercitazioni tattiche 10 contro 10 a campo ridotto. Lavoro individuale per Karsdorp, Gonalons e Luca Pellegrini. Jonathan Silva invece si è allenato con il resto del gruppo: il terzino sinistro ha messo nel mirino la prossima gara di campionato contro il Milan per essere convocato per la prima volta in giallorosso

Fonte: Pagine Romaniste

Trigoria, domani allenamento alle 10.15. Poi la partenza per Kharkiv alle 15

La Roma si prepara ad affrontare lo Shakhtar Donetsk. Domani i giallorossi si ritroveranno a Trigoria alle 10.15 per l’allenamento quotidiano in vista del match contro gli arancioneri. Poi doccia, pranzo e valigie pronte con destinazione Kharkiv. La squadra, infatti, partirà dall’aeroporto di Fiumicino alle ore 15 per raggiungere la destinazione ucraina nel tardo pomeriggio.

Fonte: ForzaRoma.info

Di Francesco: “Torniamo ad essere quelli di prima. Stiamo lavorando per iniziare a fare qualcosa di importante”

Eusebio Di Francesco, allenatore della Roma,parla in conferenza stampa alla vigilia del match contro l’Udinese, in programma domani alle ore 15 presso lo Stadio Friuli. Queste le sue parole:

Torna la Champions e quindi torna anche il turnover?
Ho dato sempre continuità ai giocatori che ritenevo più opportuni per determinate gare. Quando c’erano gare ravvicinate ho fatto scelte un po’ più decise. Devo dire che in questa settimana ci sarà una rotazione in più rispetto alle ultime gare, come ho fatto in passato quando la squadra raggiungeva risultati importanti. Torniamo ad essere quelli di prima.

Come è cambiato l’Udinese da Delneri a Oddo? Quali differenze ci saranno con la gara di andata? 
Oddo ha concretizzato di più rispetto a Delneri le occasioni create, ha dato maggiore concretezza, ma Delneri è un grande allenatore dal punto di vista lavorativo, ma anche Oddo è un allenatore giovane e bravo, l’ho avuto come calciatore ma l’ho conosciuto anche come tecnico. È un allenatore di buone speranze e di buona qualità.

De Rossi può giocare due partite consecutive?
Quando si rientra sono più facili due partite insieme che tre. La possibilità che possa giocare entrambe le gare è una cosa che si può fare.

E’ molto complicato iniziare a vincere con la differenza di fatturato con la Juve? 
E’ giusto quello che dice Monchi, stiamo lavorando per iniziare a fare qualcosa di importante. Senza costruire o senza rinnovarsi non si ottiene mai nulla. Il modo in cui si parla è un aspetto sicuramente positivo.

C’è un problema di ambizione? 
Se si vuole fare questo lavoro bisogna avere grande ambizione, ma io in conferenza parlo sempre di tutto e non di calcio. A Roma ci perdiamo in chiacchiere. Dobbiamo guardare i nostri obietti e cercare di fare qualcosa. Io come allenatore devo cercare di fare qualcosa e così anche i miei calciatori. Concentrarci sul campionato, poi sulla Champions e poi ancora sul campionato credo che sia la cosa migliore. Le altre cose ci interessano di meno. E’ un messaggio che trasmetto quotidianamente alla mia squadra.

Domani gioca Jesus? Kolarov può riposare? 
Su Silva dobbiamo ancora valutare, da domenica inizierà a fare qualcosa con la squadra. Jesus potrebbe essere una possibilità sia da centrale sia da terzino sinistro, valuterò tra oggi e domani, ma dovrebbe essere della partita.

Schick a che punto è? Il rientro di De Rossi può far tornare al 4-3-3?
La Roma giocando con questo modulo si è arricchita, i ragazzi hanno assimilato bene il cambio di modulo. Con le caratteristiche giuste per poterlo fare credo che sia un valore aggiunto. Domani non vi dico come giocherò, ma farò meno cambi possibile. Schick si è allenato bene e con grande continuità, anche se non giocherà dal primo minuto, ma lo vedo veramente in crescita sia fisicamente che psicologicamente.

Questa Roma dal punto di vista del gioco è quella di ottobre-novembre? 
A volte vediamo un gran bel gioco e vogliamo anche i risultati. A volte abbiamo fatto grandissime partite portando a casa poco o niente. Avevamo bisogno di fare punti. Dobbiamo trovare la continuità di gioco. Abbiamo vinto due partite che dovevamo vincere, ma mi auguro di ritrovare il bel gioco che si è visto a tratti con il Benevento e nel primo tempo di Verona. Manca la continuità nella gara. Dobbiamo partire bene e finire meglio.

Tutti i punti di svantaggio dal Napoli sono un valore reale?
La domanda è stata fatta anche a Monchi: per come si è messo il campionato e per i punti che abbiamo perso per strada c’è stata anche un pizzico di sfortuna, ma siamo mancati in certe partite dove dovevamo fare più punti. Il distacco per me doveva essere minore e di questo ne sono responsabile, ci sono tante motivazioni, ma sicuramente la Champions non ha influito a livello fisico. Siamo agli ottavi e vorrei vedere anche un po’ di ottimismo. Stiamo lavorando per recuperare la strada persa nell’ultimo periodo.

Gerson e Pellegrini possono giocare come mediani di centrocampo insieme?
Per età e per caratteristiche tutti e due insieme non sono adatti a fare i mediani, ma Gerson può giocare come trequartista con Pellegrini dietro. Possono giocare anche mezzali nel 4-3-3, ma questo è sempre legato ad un discorso tattico e di lettura di certe situazioni.

Fonte: Pagine Romaniste

Udinese-Roma, ecco i 21 convocati: tornano Nainggolan, Pellegrini e Peres

Sono usciti i convocati per la sfida contro l’Udinese. Tornano in lista Pellegrini e Nainggolan, che rientrano dalla squalifica, e Bruno Peres, che contro il Benevento non era stato convocato. Ecco i giocatori romanisti utilizzabili da Di Francesco alla Dacia Arena di Udine domani alle 15. 

 

 

Portieri:

Alisson Becker
Bogdan Lobont
Lukasz Skorupski

Difensori:

Juan Jesus
Aleksandar Kolarov
Elio Capradossi
Federico Fazio
Alessandro Florenzi
Bruno Peres
Kostas Manolas

Centrocampisti:

Radja Nainggolan
Kevin Strootman
Lorenzo Pellegrini
Daniele De Rossi
Gerson

Attaccanti:

Diego Perotti
Edin Dzeko
Patrik Schick
Cengiz Under
Gregoire Defrel
Stephan El Shaarawy

Fonte. Il Romanista

Allenamento Roma, lavoro atletico, poi torello e tattica. Individuale per Gonalons, Silva e Karsdorp

La gara contro l’Udinese incombe, e Di Francesco sta preparando al meglio i suoi. Nell’allenamento odierno i giocatori della Roma hanno iniziato in palestra col consueto lavoro fisico, incentrato sull’attivazione degli arti, per poi spostarsi successivamente nel campo Testaccio. Sul terreno di gioco i capitolini hanno svolto un torello con due giocatori nel mezzo, seguito da una parte atletica (allunghi e reattività) che ha anticipato la fase tattica, vera protagonista della mattinata dei giallorossi. Il mister ha diviso i suoi in due mini squadre per far svolgere le fasi offensive e difensive. La seduta è finita con delle esercitazioni tecniche a campo ridotto. De Rossi e Schick agiscono regolarmente in gruppo, mentre continuano i lavori individuali di Gonalons, Karsdorp e Jonathan Silva, con quest’ultimo che migliora giorno dopo giorno la propria condizione e presto si aggregherà al gruppo.

Fonte: Roma TV

Trigoria, allenamento Roma: squadra suddivisa per reparti

Prosegue la preparazione della squadra in vista di Udinese-Roma, gara in programma sabato alle 15. Nel secondo allenamento settimanale, Eusebio Di Francesco ha suddiviso i giocatori in più gruppi, proponendo un lavoro specifico per reparti. Ancora individuale per Maxime Gonalons e Jonathan Silva, mentre Rick Karsdorp si è limitato ad una seduta di terapie.

Fonte: Il Romanista

Strootman compie 28 anni: ecco gli auguri della Roma. Nainggolan: “Buon compleanno bestia”

Giornata di festa in casa Roma: oggi 13 febbraio Kevin Strootman compie 28 anni. In attesa degli auguri dei compagni di squadra che vedrà a Trigoria per la seduta di allenamento in programma nel pomeriggio, il club giallorosso non ha perso l’occasione fare gli auguri al centrocampista olandese via Twitter con un video che raccoglie le sue azioni più salienti dell’ultima stagione: “Oggi Strootman compie 28 anni: tanti auguri Kevin!.

Fonte: Twitter AS Roma

Di Francesco: “Uno tra Perotti e Defrel farà il trequartista. Errori come quelli di Bruno Peres non devono essere ammessi”

Eusebio Di Francesco, allenatore della Roma, questo pomeriggio ha parlato in conferenza stampa in vista della gara di domani sera contro il Benevento. Queste le sue parole:

Qualche aggiornamento sugli infortunati? 
Oggi faranno un provino decisivo sia De Rossi sia Schick che potrebbero essere entrambi convocati, ci sono degli ottimi presupposti per cui sono fiducioso di potervi dare i convocati a breve. Mi auguro che ci siano entrambi, sopratutto De Rossi perché come sapete in mezzo al campo abbiamo poche soluzioni sia a inizio partita sia a partita iniziata, per cui ci potrebbe servire tanto.

Se De Rossi non fosse titolare sarebbe una Roma più offensiva? 
La Roma è sempre a trazione anteriore, al di là di chi gioca. Come mentalità, come voglia di andare a fare la partita, poi a volte riesce e altre no. Dobbiamo ricercare più che della trazione anteriore l’equilibrio di squadra, è quello che sto rivedendo in questa squadra, non sono nell’ultima gara ma anche in generale degli allenamenti. Sicuramente non sarà della partita dal primo minuto De Rossi, io lo valuto a partita in corso e potrebbe essere una soluzione in più anche in base a come si mette la gara.

Gerson sta andando benino, è arrivato il momento che superi questo benino? 
A Firenze ha fatto anche due gol, non è stato un fuoco di paglia. Per qualità tecniche è un giocatore offensivo, deve migliorare la capacità di leggere prima determinate giocate e di innamorarsi meno della palla, questi sono un po’ i brasiliani in generale. Lui è un ragazzo che sta lavorando meglio ed è cresciuto sulla continuità fisica e anche nello stare in partita sempre con mentalità. Sono contento della sua crescita e di quella di altri giovani, non si devono fermare. Sarà sicuramente della partita domani e mi auguro che faccia una buona prestazione dal punto di vista sia offensivo sia difensivo.

La Roma crea più di tutti ma ha l’ottavo attacco della Serie A, i ragazzi sono bloccati? Cosa li blocca? 
Mi fa piacere che lo dite, se no a parlare di numeri sono solo io. Sta a significare che questa squadra ha gioco, identità e sa quello che deve fare. Poi la cattiveria e la determinazione vengono fuori dal carattere e dalle caratteristiche di ogni giocatore. Dobbiamo ritrovare quella cattiveria che ci è mancata, poi a forza di dirlo però non la troviamo mai, lo diciamo da tempo. Io conosco solo un modo, parlare e cercare psicologicamente di liberare i ragazzi da questo blocco e metterla dentro. Guardate Under, dopo il gol ha avuto capacità di trovare il gol durante gli allenamenti in maniera impressionante. Io che ho fatto il calciatore so che è importante sbloccarsi, e questi ragazzi, in particolar modo Edin, hanno bisogno di far gol. Mi auguro che anche un gol fortunoso possa aiutare i ragazzi a sbloccarsi, ma altro modo oltre il lavoro non lo conosco, cercando di farli concludere più stesso e metterli in condizione ritrovare positività sotto rete.

Terim ha spesso parole importanti per Under. Potrebbe valutare il turco più indietro visto la penuria di centrocampisti?
Se lo dice Terim… Credo che in tutte le cose che si fanno bisogna lavorarci, se poi invento qualcosa se sono fortunato va bene, se va male passo per quello più scemo degli altri. Under ha caratteristiche, è un attaccante. Se dovessi rigiocare col 4-2-3-1 in questo momento non esistono le mezzali ma i mediani, magari il trequartista agisce in maniera diversa. Quindi il discorso di Under potrebbe essere più avvicinabile a un giocatore dietro la punta, ma non da mezzala, non ha le caratteristiche fisiche e tattiche per poterlo fare.

Se dovesse centrare l’obiettivo Champions, lei riterrebbe di aver fatto tutto quello che poteva per la Roma? 
Parlarne adesso è un discorso che lascia il tempo che trova, chiedetemelo quando la raggiungo. Credo che noi dobbiamo ambire a ottenere la qualificazione in Champions, ed era uno degli obiettivi primari di questa stagione. Abbiamo questo, abbiamo la Champions stessa in cui dobbiamo fare del nostro meglio, c’è un ottavo di finale importante da non dimenticare, lavoriamo anche in prospettiva della doppia gara ma al contempo dobbiamo provare a fare più punti possibili in campionato. Oggi parlare di qualcosa in più del terzo posto è difficile per il distacco che si è creato e per le difficoltà che abbiamo avuto a chiudere determinate partite. In questo momento dobbiamo migliorare la fase realizzativa e mantenere la solidità ritrovate, seppur per una gara, della fase difensiva, cercando di portare avanti i nostri obiettivi che sono alla portata, lo erano anche prima della partita col Verona. Se parliamo di distacchi minimi, si può rimettere tutto in gioco con due partite o con gli scontri diretti. Noi puntiamo sicuramente alla Champions.

Pensa di recuperare Gonalons per la partita d’andata di Champions? Dzeko è al massimo fisicamente? 
Gonalons lo recupereremo difficilmente per la partita d’andata, Dzeko è in condizione fisica ottimale, per quanto riguarda quella psicologica dobbiamo ritrovarla col gol. Credo che abbia caratteristiche importanti e di spessore, si allena benissimo e sono convinto che ritroverà il gol il prima possibile perché noi ne abbiamo veramente bisogno.

Come sta Defrel? Nel 4-2-3-1 può giocare dietro la punta? 
Sì, l’ha fatto in altre occasioni con me. Se vi ricordate in un Sassuolo-Roma, credo due anni fa, fece molto bene. Ha le caratteristiche per poterlo fare ma ci sono anche altri che possono farlo. Deciderò oggi chi sarà l’interprete in quel ruolo lì, magari con compiti differenti rispetto quelli di Nainggolan a Verona.

E’ ipotizzabile un utilizzo di Fazio nel ruolo di playmaker data la carenza di centrocampisti? Ha già giocato in quel ruolo a Siviglia… 
Ha già giocato in quel ruolo a Siviglia? Quanti anni fa? 10? Voi volete farmi sbagliare per forza (ride, ndr). Non mi piace inventare, ci deve essere proprio una moria di centrocampisti per utilizzare questo discorso, magari se succede è per un quarto d’ora o venti minuti alla fine. A me piacciono i giocatori che hanno un determinato ruolo, non credo che sia giusto mettere Fazio nelle condizioni di giocare in maniera differente rispetto a quanto è abituato, poi magari lo può fare benissimo, e in quel caso mi direste che ho fatto una grande scelta o il contrario. Dico solo che in questo momento Fazio sta bene come sta, cioè in difesa, anzi lo vedo meglio come attaccante (ride, ndr).

Nel 4-2-3-1 vede Perotti come trequartista o solamente come esterno? 
Nel ruolo di trequartista giocherà o lui o Defrel. Diego ha fatto anche il falso 9 qui a Roma, è abituato a giocare in zona centrale ma è ovvio che lui esprime le sue migliori qualità quando lo metti in condizione di creargli l’uno contro uno. E in questo deve essere bravo a smarcarsi tra le linee, abbiamo lavorato tutta la settimana e mi auguro che in partita lo dimostri.

Bruno Peres non sarà del match, c’è ancora un problema di atteggiamenti nello spogliatoio? 
Secondo me è stato un episodio preso nello stesso modo di come è stato gestito quello di Nainggolan, magari la differenza è che Radja è visto in un modo, Bruno in un altro. Il ritengo che per poter crescere si deve avere un’unica direzione, e insieme alla società abbiamo deciso di escluderlo dalla convocazione e di multarlo. Per quello io credo che per poter migliorare, crescere e dare mentalità ci voglia un po’ di tempo e si passi anche da questi episodi. Mi auguro che sia l’ultimo, dico solo questo e sta poi all’intelligenza e alla professionalità dei miei calciatori. Questi errori grossolani non si devono commettere, non possono essere ammessi a certi livelli e non devono accadere più.

Fonte: ASRoma.com

Roma-Benevento, i convocati: De Rossi e Schick presenti

Eusebio Di Francesco ha comunicato la lista dei convocati dopo la rifinitura odierna. De Rossi e Schick presenti, integrati i Primavera, BouahMarcucci e Riccardi.

La lista completa:

Portieri:

Alisson
Skorupski
Lobont

Difensori:

Juan Jesus
Kolarov
Capradossi
Fazio
Florenzi
Bouah
Manolas

Centrocampisti:

Strootman
De Rossi
Gerson
Riccardi
Marcucci

Attaccanti:

Perotti
Dzeko
Schick
Cengiz
Defrel
El Shaarawy

Fonte: Il Romanista

Trigoria: sessione video e rifinitura tattica. In gruppo De Rossi e Schick, individuale per Gonalons

La squadra di Di Francesco si è ritrovata al “Fulvio Bernardini” per svolgere la rifinitura in vista della partita contro il Benevento in programma domani sera alle 20.45 all’Olimpico. La seduta di allenamento è iniziata intorno alle 14.45 con una sessione video per studiare gli avversari. Al termine di questa, durata all’incirca 20 minuti, la squadra è scesa in campo per svolgere l’allenamento, che è iniziato con il consueto riscaldamento e il torello ed è proseguito con un lavoro basato sulla tattica e la rapidità.

Regolarmente in gruppo Daniele De Rossi e Patrik Schick: rifinitura fondamentale per monitorare le condizioni di entrambi, come anticipato dal tecnico in conferenza stampa, e valutare una loro possibile convocazione per la sfida contro gli uomini di De Zerbi. Prosegue, invece, il lavoro individuale Maxime Gonalons. 

Fonte: LaRoma24.it

Alisson: “Mercato? Penso soltanto alla Roma e ad essere concentrato. La crisi non è entrata a Trigoria”

Alisson Becker, portiere della Roma, è stato intervistato da Sky Sport ed ha parlato anche della sua grande stagione. Queste le parole del brasiliano:

Il tuo rendimento è una sorpresa per molti, ma chi ti conosceva dice che è tutto normale…
Per me è normale, è il mio lavoro ed è quello che pensavo di fare da quando sono arrivato qui. Quest’anno ho potuto giocare di più, lavoro tutti i giorni per aiutare sempre la squadra e sta andando bene per me.

Negrisolo ha detto che assomiglia a Zoff, ci ha preso?
Io non l’ho visto giocare, però ho sentito belle parole su di lui, come che ha fatto male al Brasile. Fa piacere sentire i complimenti, ma penso sempre a fare di più e meglio in campo, penso sempre che posso fare qualcosa di più per la squadra. Arrivo qui a Trigoria tutti i giorni per lavorare forte con Savorani, che mi sta aiutando tantissimo in questa stagione. Questo è il mio lavoro, devo fare sempre il massimo.

Il calcio italiano ti ha migliorato?
Certo, certo, mi ha aiutato a capire un po’ meglio la tattica nel calcio, in Italia si lavora molto sulla tattica e questo mi sta aiutando molto anche quando vado in nazionale, vedo la partita in una maniera diversa. Qui ho la fortuna di avere dei mister e dei compagni forti, tutto quanto mi sta aiutando a crescere nella mia carriera.

Che idea ti sei fatto sul periodo negativo che avete attraversato in campionato? E’ messa da parte la crisi?
Prima di tutto non abbiamo lasciato entrare qui dentro la crisi, noi calciatori dobbiamo ragionare con la testa e stare tranquilli anche se il risultato non viene. A volte abbiamo sbagliato troppo, ma siamo consapevoli di questo. Col Verona è andata bene per noi, abbiamo vinto, ci siamo messi un po’ in difficoltà con l’espulsione di Pellegrini. Ma abbiamo lavorato bene anche con l’inferiorità numerica e loro non hanno mai tirato in porta. E’ importante per la crescita della squadra, dobbiamo continuare così, lavorando forte e lo abbiamo fatto anche quando i risultati non arrivavano. Il calcio è così, una volta si vince, una volta si perde. Dobbiamo ragionare su questi punti.

Tra Inter e Lazio qual è la squadra più organizzata per mettere in discussione un posto per la Roma nella prossima Champions?
Tutte e due le squadre, l’Inter è un po’ più in difficoltà in questo momento, ma sulla carta ha una grandissima squadra e ha un grande allenatore. La Lazio sta giocando benissimo come squadra, gioca insieme, ha grandi calciatori ed è molto forte offensivamente. Noi dobbiamo pensare a fare il nostro lavoro bene per arrivare almeno tra i primi tre e andare in Champions.

Le statistiche dicono che sei il terzo portiere in Europa per percentuale di parate. Prima o poi qualcuno busserà alla Roma per te, bastano 50 milioni o vali di più?
Sono un po’ di soldi (ride, ndr). Io penso solo alla Roma adesso, cerco di stare concentrato sul mio momento. Non sapevo di queste statistiche, però sono contento, aiuta la squadra ad avvicinarsi alle vittorie, ma questo è merito anche dell’aiuto dei miei compagni, della squadra, del mister Marco Savorani, che lavora tutti i giorni con me. Sto cercando di lavorare sempre dando il mio massimo per aiutare la squadra.

Il Brasile è uno squadrone, potete vincere il Mondiale?
Ci proviamo, la squadra ha fatto un grande lavoro nelle qualificazioni. Non andava bene all’inizio, poi è arrivato Tite e ha cambiato qualcosa nella nostra squadra, nel modo di giocare e con lui anche l’atteggiamento. Giochiamo come una squadra. Quando stiamo dieci giorni insieme dopo tre mesi di lontanza sembra che siamo sempre stati insieme a giocare e questo è un punto di forza. Per non parlare del talento di Neymar e Coutinho, la difesa anche è solida, abbiamo preso solo quattro gol da quando è arrivato Tite. E’ una squadra forte, un attacco forte e una difesa solida. Abbiamo centrocampo di qualità, tutti i calciatori sono in una fase di crescita della carriera, quindi arriviamo bene a questo Mondiale. E’ ovvio che sarà difficile, ci sono tante squadre in un momento positivo, ma noi andremo lì per vincere. Questo è il nostro pensiero.

Fonte: Sky Sport

Trigoria, allenamento Roma: De Rossi e Schick ancora a parte

La Roma continua a preparare la sfida di domenica sera contro il Benevento. Dopo aver analizzato l’avversario in sala video, la squadra si è spostata in palestra, prima di svolgere esercitazioni tattiche sul campo. Lavoro individuale per Daniele De Rossi, Maxime Gonalons, Patrik Schick e Jonathan Silva.

Fonte: Il Romanista