COME PRIMA PIU’ DI…….

………..prima. Il campionato della Roma e della sua gente migliore è iniziato domenica 5 gennaio alle 22,30 circa. Si dice che dopo una batosta ci si rialza, stavolta, invece, dalla sconfitta ha inizio tutto. Tutto il meglio. Il meglio che deve ancora venire. Ora si parte, si comincia a fare sul serio da Torino, dallo “Juventus stadium”, da quello stadio che è un “gallinaro”, quello stadio che loro hanno e gli altri no. Ma ci arriveremo. Arriveremo anche a quello. Questo è il momento in cui “non sarai mai sola”, è il momento del “romanismo vero” e non del “romanistone” da una botta e via! Riparto dalle 22,30 e da quello spicchio di gole e cuori che occupava il settore di quel “gallinaro” e faceva sentire la sua voce come a festeggiare il più eclatante dei trionfi. Riparto dalla vena di De Rossi su Chiellini, dalla pacca che Garcia regala a Dodo’. Riparto da questi 8 punti in meno di una fredda classifica e dagli infiniti punti in più che la Juventus e la sua gente spocchiosa non arriveranno mai ad avere. Allora tutto ebbe inizio da una fredda ed umida serata torinese. Come prima, piu di prima. Riparto dal meglio. Il meglio che verrà. Grazie lo stesso. Roma nostra brillera’. 


Alberto Spano  Roma 7/01/2013

LA VOLEMO FA FINITA ?

Chi vi scrive “ama” Zeman come uomo di sport, per la sua correttezza, per la sua mentalità pulita, per il suo gioco, per le sue preparazioni fisiche, per quel suo atteggiamento da “rincoglionito” finto ma che nasconde una furbizia fuori del comune, ma negli ultimi tempi non lo seguo, non lo capisco.
Non capisco la sua cocciutaggine nel proporre e riproporre Tachtsidis centrale spostando De Rossi in un ruolo non suo. Con tutto il rispetto per questo ragazzo greco non credo che possa ancora confrontarsi in serie a, lasciamolo crescere con calma, se ha delle doti verrà fuori ma non incaponiamoci nel metterlo in campo contro tutto e tutti.
Il calcio come dicono i “vecchi” è un gioco “semplice”, mettiamo i giocatori nel loro ruolo naturale, facciamoli giocare dove si “divertono”, non obblighiamoli in posizioni innaturali. L’uscita di Pjanic domenica, quel suo volto scuro mi ha fatto male, non vorrei perdere un grande giocatore, non vorrei vederlo fare le fortune di un Real o di un Barcellona, lo voglio a Roma, lo voglio veder giostrare nel nostro centrocampo.
Mi chiedo altresì che fine abbia fatto Burdisso. Lui in coppia con Castan credo dava ampie garanzie al reparto. Marquinhos con i suoi 18 anni ha un futuro da grande ma anche per lui, tempo al tempo.
La scorsa estate si è fatto fuoco e fiamme per Destro, ma può essere mai che lo si deve far giocare gli ultimi 10 minuti di una partita “segnata” ?
Qualcuno mi spieghi perché la Roma sparisce dopo 30 minuti, perché la Roma parte arrendevole e poi esplode come a Genova. Dove è il trucco ? E’ un messaggio dei giocatori al tecnico e alla Società ?
10 punti persi in casa sciaguratamente.
Non voglio più assistere ad una partita con la paura, non voglio più controllare il cronometro con la speranza che l’arbitro fischi prima che la Roma si “sciolga”. Voglio gioire, voglio piazzarmi in poltrona e gustarmi lo spettacolo.
Lo spettacolo non c’è ? La Roma non c’è ? Allora carissimo Zeman mi dispiace ma il tuo tempo qui è finito.
Io non baratto De Rossi, Pjanic, Destro, Burdisso, la tranquillità della squadra, con un eventuale intransigenza zemaniana. Gli allenatori passano, i giocatori sono il “valore” di una società, sono le sue basi, le sue fortune, se Zeman non ha in “mano” la squadra si cambi allenatore, mi dispiace ma forse è la cosa più sensata, mi sono rotto, ci siamo rotti di stagioni che potevano essere e non sono state. Mi sono rotto di gente che trova terreno fertile per attaccare la proprietà in conseguenza delle sconfitte. Avranno anche ragione perché è la società che fa le scelte e allora chiedo alla Società, DECIDETEVI, FAMOLA FINITA.
Noi vogliamo vincere, non vogliamo essere gli zimbelli del campionato, Roma non solo soltanto due colori, non è soltanto il nome di una città, non è soltanto una maglia….ROMA E’ LA STORIA e io voglio scrivere la storia non subirla. FORZA ROMA !
Edoardo Spampinato (Fede Giallo Rossa)
30 ottobre 2012

BRUTTE ABITUDINI

Troppe sono le rimonte subite dalla Roma in questi ultimi anni, cosi tante che ormai possiamo dire che sia diventata una brutta abitudine, quella di vedere sfumare un vantaggio con due o più reti di scarto nel largo di una partita di calcio.
Andando indietro nel tempo troviamo che, dal 2005 fino ad oggi sono ben dodici le rimonte subite dalla squadra giallorossa solo per quanto riguarda il campionato di “Serie A”. Senza dimenticare che, in questo periodo di tempo sono avvenute altre due rimonte clamorose, come quella del 26 agosto del 2006, contro l’Inter di Mancini, gara unica di Supercoppa Italiana, dove la Roma dopo di trovarsi in vantaggio di tre reti, vede sfumare la conquista del trofeo in tempi supplementari, grazie alla 4ta rete dei neroazzurri siglata da Figo grazie ad un calcio di punizione.
L’altra rimonta, quella del 20 agosto del 2009, nei preliminari di Europa League, contro avversari modestissimi come il Kosice di Slovacchia. La Roma in questa partita mostra ancora una volta quella figura barbina, dopo di trovarsi in vantagio di due reti a solo 20 minuti dalla fine, per poi essere raggiunta grazie a una doppietta di Jan Novak.
Passano gli anni, ma l’abitudine è sempre la stessa, vedere scappare vittorie che sembrano ormai essere a portata di mano, senza spiegarsi perchè il tifoso della magica debba soffire cosi tanto durante una semplice partita di calcio?. Problemi di mentalità, di concentrazione o di sfortuna. La cosa certa però è che il tifoso romanista trova molto spesso la solita fine di un film già visto ben più volte.
Tutto sembrava cambiare dopo la gara di Genoa dove la squadra di Zeman è stata capace di rimontare uno svantaggio di due reti, per poi vincere la partita. Al meno per una volta sembrava esserci stato quel cambio di mentalità che potrebbe aver dato il cambio di rotta di una tendenza che ormai in questi ultimi anni ha penalizzato la Roma e i suoi tifosi.
Poi invece ci ritroviamo a fare i conti con l’enessima delusione che vede sfumare una nuova occasione per dimostrare che la mentalità di questa squadra sia cambiata, che il nostro DNA possa aver subito una trasformazione importante, dove il tifoso della Roma non debba continuare a soffrire cosi tanto.
Per fortuna i tifosi giallorossi hanno il core grosso, mezzo giallo e mezzo rosso e la sua passione non svanisce neanche dopo l’enessima delusione. Anche dopo questa ultima sconfitta, il tifoso della magica può vedere il bicchiere mezzo pieno, essere ottimista, sperando di ribaltare una brutta abitudine, in belle e grandi soddisfazioni, che tardi o presto arriverano.
Riccardo LELLI (Corrispondente dal Centro America per FGR)
30 ottobre 2012

ZEMAN IL GRILLO PARLANTE

Per fortuna che c’è Zeman, dopo tredici (13) anni di cautiverio, se cosi si può dire, ecco l’uomo che dice ciò che pensa, sapendo come sempre ciò che dice. In poche parole un vero e proprio Grillo Parlante del nostro calcio.
Il boemo è uno che dice cose che tutti pensano, ma pochi hanno il coraggio di dire, lui è uno che non ha peli sulla lingua, una persona sincera che come disse lui stesso in una delle sue ormai famose frasi… “Raramente gli capita di dire una bugia. Per questo si sente solo. Questo è un mondo, il nostro, in cui di bugie se ne dicono tante”. Sappi caro Zeman che per fortuna lei non è solo, perchè in molti la pensano come lei, ma il problema è che nessuno nel mondo di oggi vuole assumersi le proprie responsabilità, cosi come non hanno il coraggio di dire le cose come stanno.
Tutto ciò spiega il perchè questo personaggio è cosi amato da molti, ma anche cosi odiato da pochi. Amato da chi vuole che questo sport torni ad essere un vero e proprio gioco, dove la gente possa divertirsi e dimenticare le proprie pene. Amato da chi vuole sempre vincere, ma rispettando comunque le regole.

Amato da chi crede che il calcio debba uscire dalle farmacie, o chi invece è convinto che arrivare ultimi non è un delitto, sempre e quando se lo si è con dignità.
Per fortuna odiato da pochi, quelli che vincono non rispettando le regole, oppure quelli che in qualche maniera lo considerano un perdente, quelli che sono nemici del calcio.
Siamo solo all’inizio di un nuovo capitolo di questa storia, che racconta il bene e il male di questo mondo calcistico, oggi più che mai messo in discussione e poco credibile. Non mancheranno nuovi episodi cosi come dure battaglie che vedranno il bene e il male contraporsi nuovamente.
Una cosa però è certa fino a questo momento, lui il Boemo, è l’unico capace di affrontare il palazzo, anche se poi sicuramente verrà differito, cosi come accadde in passato in più occasioni a Francesco Totti, Franco Baldini, Dino Viola e Franco Sensi.

Il fatto è che ci sono due pesi e due misure, visto e considerato che anche Conte così come Agnelli ne dissero recentemente di tutti i colori, e per loro invece fino a questo momento nessun provvedimento in arrivo.
A Zeman tutto ciò non interessa… lui continuerà ad essere se stesso, pur sapendo che questa battaglia sarà molto dura, lunga e stenuante. Ma di sicuro lui dirà sempre ciò che pensa, perchè in questo mondo cosi malato come il calcio italiano… ci deve essere qualcuno che dica le cose come stanno e non rimanga a tacere come in molti invece fanno.
Allora…avanti popolo alla riscossa, bandiera giallorossa trionferà!!!

Riccardo Lelli.
17 settembre 2012

Tutti zitti, eco la nostra verità

Per il calcio italiano si fa notte fonda, eventi significativi oltre il calcioscommesse non ce ne sono, al punto tale che i giornali si accontentano di sbattere in prima pagina tante falsità e poche certezze. Questa è una tattica usata per ovviare il costante calo delle vendite e si usano incredibili ed inspiegabili titoli-bomba per calamitare l’attenzione del tifoso. Chiaro è stato Daniele De Rossi in conferenza stampa, quando definì tutto quello che aveva letto nei suoi confronti e non solo, come una vera e propria “Tarantella Mediatica”.
Come spesso avviene ogni estate piombano sulla Roma attacchi mediatici di tutti i tipi, ancor di più in questo ultimo anno, dove la nuova società e i suoi interlocutori vengono presi a bersaglio da ormai noti giornalisti. Situazione questa che si è verificata in aumento dopo alcuni traguardi ragiunti dalla società americana su più fronti, che dimostrano quanto dia fastidio ai poteri del calcio italiano, l’arrivo di un nuovo attore principale che possa combattere e giocarsela alla pari.
Per molti questa è l’epoca degli sceicchi e dei magnati russi, invece attenzione… il caso Malaga è solo un esempio di quanto questa affermazione non sia del tutto vera. Doveva diventare il Manchester City di Spagna, invece, sarà un vero e proprio disastro economico. Dopo due anni di investimenti milionari, lo sceicco Abdullah bin Nasser Al Thani molla il Malaga e se ne torna in Qatar. L’intenzione della proprietà, infatti, è quella di smantellare la squadra e arrivare al più presto alla cessione del club che, tra l’altro, si è qualificato per la prossima edizione della Champions League.
Al Thani si è reso conto che per trasformare il Malaga in una corazzata servono investimenti ben più massicci di quelli inizialmente previsti. Meglio mollare tutto e uscire dal calcio spagnolo, anche a costo di cedere la società ad un prezzo stracciato.
Tutto questo dimostra una mia opinione particolare che dice: “non bastano solo i soldi e i grandi campioni nel calcio di oggi, ma una vera e propria struttura che porti i vari club sparsi per il mondo ad adeguarsi con un calcio sempre più industrializzato e pieno di fattori che intervengono in maniera diretta e indirettamente, che possono far tremare anche il più ricco dei sceicchi o magnati russi.
Anche nel periodo in cui la crisi economica non risparmia neanche il mondo del calcio, James Pallotta e il suo gruppo di investitori non hanno mollato minimamente, anzi hanno quasi raddoppiato gli sforzi dopo i tanti milioni investiti la scorsa estate per rifondare la rosa della Roma.
Basta pensare che la Roma è la seconda squadra ad aver speso di più in Italia, sesta in europa, con spese per 37,3 milioni (esclusi i riscatti di Destro, Marquinhos e Piris: 4,5 + 3 + 4), incassi per quasi 20 milioni. Smaltendo una rosa piena di giocatori in esubero, riducendo il monte ingaggi e facendo di questa squadra la più giovane del campionato italiano, ma piena di giocatori di grande valore e con tanto futuro davanti a se.
Il progetto americano ha come obiettivo fare del marchio As Roma un vero e proprio brand internazionale, sfruttando in pieno la propria immagine.
Dopo un anno dal loro approdo nella città eterna, gli sviluppi sul piano economico iniziano a dare i loro frutti, la partita resta l’evento fondamentale ed intorno a se una cornice di indiscutibile valore: allenamenti e momenti della giornata dei calciatori e tecnici, vengono seguiti quotidianamente da uno staff di fotografi e cameraman, che provvedono a girare le immagini non solo su Roma Channel, canale del bouquet Sky, ma anche su Facebook, Twitter, Youtube e sul sito internet della società.
La Roma sta infatti puntando molto sui social network e la sua pagina ufficiale su Facebook, aperta solo lo scorso ottobre, ha già raccolto poco più di 1 milione 259 mila likes e su Twitter 86 mila followers.
Non finisce qui… La tournèe americana giallorossa ha avuto un vero e proprio successo. Solo la gara tra Liverpool e Roma il 25 luglio al Fenway Park ha riportato nelle casse giallorosse, un introito stimato di 9,4 milioni di dollari. Una cifra notevole e pari a quasi sette volte di più di una partita dei Red Sox in casa.
Le vendite delle nuove maglie, sono cresciute del 20% grazie al design realizzato prendendo come riferimento le divise storiche della squadra con i suggerimenti via internet dei tifosi. Si registra un aumento dei ricavi del 40% sui prodotti ufficiali, settore che è stato rivoltato come un calzino, con un rinnovo pressoché totale degli accordi con i licenziatari. Ma anche gli abbonamenti allo stadio sono aumentati del 20%, superando le 23 mila tessere, grazie a una campagna di sottoscrizione partita in anticipo rispetto alle altre squadre di serie A.
La tarantella mediatica non finirà qui, anzi farà parte di un percorso lungo, tortuoso e pieno di insidie che cercheranno di turbare tutto l’ambiente romanista, come d’altronde è sempre stato.
Per questo, al momento di giudicare bisogna raggionare con la propria testa e non farsi influenzare da opinioni altrui. Sarà solo il tempo e i risultati a giudicare il futuro prossimo della Roma e non l’allarmismo mediatico del mondo di oggi.

Riccardo Lelli.
26 agosto 2012

Povera Roma?, anzi no… povero calcio italiano

Nel calcio degli sceicchi, petrolieri e banchieri stiamo assistendo ad un nuovo fenomeno; una volta si parlava di fuga di cervelli, per spiegare il fenomeno per cui i migliori scienziati e dottori del nostro bel paese, scappavano all’estero per godere di tecnologie e strumenti necessari ai loro studi. Negli ultimi anni siamo spettatori di un fenomeno speculare nel mondo del calcio. La fuga dei fenomeni! I giocatori più talentuosi vengono strappati dal Campionato italiano e nessun club riesce a trattenerli. Le grandi del nostro calcio, sono impotenti di fronte a sceicchi, magnati del petrolio e importanti banchieri. Questi soggetti bussano alla porta delle grandi squadre nazionali con una “offerta che non si può rifiutare” e tornano in patria con il top player desiderato.
A tutto questo dobbiamo aggiungere che il calcio italiano non è più quello di una volta, ha perso il suo fascino, lo dimostra il fatto che non sia più capace di trattenere neanche i propri talenti, quelli con il marchio made in Italy, cosi come: Marco Verratti, Mario Balotelli, Giuseppe Rossi, Fabio Borini, e tanti altri.
Questo succede, perchè Il nostro calcio oggi paga gli errori di una cultura vecchia e arrugginita, che in questi ultimi anni ha dimenticato i settori giovanili, puntando soltanto su grandi campioni già affermati e di valore economico stratosferici, cosa che invece non hanno fatto paesi come la Spagna e la Germania, che invece hanno ringiovanito il proprio sistema calcio.
Ha ragione Zeman quando dice… che il top player è un termine usato per quei giocatori che costano tanto, ma quello che in realtà importa non è quanto costa un giocatore bensì quanto può dare. “Ci sono giocatori che oggi valgono poco e che il prossimo anno possono valere il triplo o il quadruplo. Per me il top-player è chi può fare la differenza in campo e non è detto che lo faccia chi costa 20 milioni più di un altro”(Zdenek Zeman).
Queste dichiarazioni rilasciate dal boemo nei giorni scorsi fanno capire la sintonia che esiste tra dirigenza e allenatore, ma soprattutto, la continuità di un percorso iniziato già l’anno scorso in casa Roma. Certo c’è, qualche errore, ma per correggere c’è sempre tempo, l’importante è capire cosa è stato sbagliato e come migliorare.
Ancora una volta le parole del nostro capitano sono state strumentalizzate da alcuni giornalisti, per cercare di destabilizzare l’ambiente e gettare un pesante discredito sulla società. Quando scrivono e dicono… “ha detto bene Totti parlando della… povera Roma. Sono convinto che Baldini se ne andrà. So anche dove…”.
Attaccare in questo modo la Roma e i suoi dirigenti lo trovo veramente fuori luogo, se queste persone, chiamati giornalisti, sono cosi sicure di sapere quale sarà il futuro della Roma e dei suoi dirigenti, lo dicessero una volta per tutte, poi sarà il tempo a stabilire chi avrà avuto ragione.
Per quanto mi riguarda trovo che il calcio mercato sia appena iniziato, poi nessuna delle grandi squadre italiane, eccetto la Juventus, fino a questo momento abbia acquistato questi veri e propri fenomeni, top player… chiamateli come volete. I veri top player ormai sono all’estero e non più in Italia.
Questo evidenza la povertà del nostro calcio, visto e considerato che di sceicchi, petrolieri o grandi magnati non se ne vedono molti in giro, sarò curioso di vedere quanti investitori sarebbero disposti ad investire nel nostro calcio, con tutte le sue difficoltà.

Riccardo Lelli. 14 luglio 2012

Carissimi Amici

come potete vedere il nuovo sito è completamente cambiato in tutto, dalla grafica ai contenuti. E’ stato un duro lavoro ma non mi è pesato, la passione per questi colori era predominante.
Spero sia di Vostro gradimento. Sulla pagina contatti c’è la possibilità di inviare anche degli allegati, pertanto qualsiasi documento o foto mi vogliate inviare sarà da me pubblicata.
Ringrazio gli amici più cari che mi hanno aiutato con i loro consigli, metterli poi in pratica non è stato facile, ma come vi ho detto, l’amore per questa maglia mi ha dato la forza di poter dire oggi…..” E’ finito !!! “
Per quanto riguarda la stagione che sta per iniziare la mia fiducia è immutata verso Baldini e Sabatini e per il grande ritorno di Mister Zeman.
La campagna acquisti fin qui non mi è piaciuta, io sapevo altri obiettivi, ma non dispero, il 30 agosto è ancora lontano e allora resto in attesa come Voi.
Qualsiasi “dritta” dovessi recepire sarà mia premura condividerla con Voi.
Sarebbe di grande aiuto per me che mi inviate i Vostri pareri e consigli, e state certi che saranno da me tenuti in grande considerazione.
SEMPRE E PER SEMPRE FORZA ROMA

Con affetto e gratitudine

Edoardo Spampinato (Fedegiallorossa)

LE VITTORIE DEI ROMANISTI

Nel calcio come nella vita, cosa significa veramente vincere? Vuole forse dire avere sempre la meglio su tutto e tutti? O vincere contro se stessi, contro le proprie paure, contro i propri limiti? Significa arrivare sempre primi ed ottenere più degli altri o significa forse riuscire a raggiungere ciò che si desidera?
Per me vincere significa tante cose: innanzitutto accettare se stessi senza condizioni, e questa è la sfida più grande che un essere umano possa affrontare, più di qualsiasi altra cosa. Poi significa darsi da fare per ottenere ciò che si desidera senza perdere nemmeno un minuto a lamentarsi per ciò che non si ha, significa imparare dalle esperienze sempre, anche quando fanno male. Significa non aver paura di cadere e avere sempre il coraggio di rialzarsi a testa alta. Significa non farsi calpestare, non permettere a nessuno di dire cosa dobbiamo essere e cosa si deve fare, significa non lasciare che qualcuno ci snaturi e ci allontani da ciò che siamo. Significa incaponirsi quando si crede in qualcosa, soprattutto in se stessi, nelle proprie capacità e nelle proprie intuizioni. Significa andare avanti anche quando tutti gli altri ci dicono di lasciar perdere. Significa seguire ciò che si sente e ciò che siamo sempre, e soprattutto significa essere disposti ad affrontare le conseguenze.
Vincere significa comprendere che nessuno è migliore degli altri, e che il vero vincitore è quello che, guarda sempre a testa alta e sa di avere la coscienza a posto. Il vero vincitore è quello che vince in maniera pulita senza rubare niente a nessuno.
Oggi troviamo squadre, dirigenti, allenatori e calciatori, che per vincere fanno di tutto e di più, basta guardare i vari scandali che negli ultimi 20 anni stanno rovinando il calcio italiano. Chi compra gli arbitri, chi invece compra le partite, o chi pur di ottenere migliori risultati agonistici usa farmaci illeciti, sapendo di andare contro la lealtà sportiva.
È vero che la Roma in questi 85 anni di storia ha vinto veramente poco, è anche vero che tutti noi tifosi della magica vorremmo vincere e mettere in bacheca qualche trofeo in più. Ma è anche vero che nella nostra storia, le nostre vittorie le abbiamo già ottenute, e continueranno ad arrivare sia dal punto di vista morale come per quanto riguarda le vittorie sul campo.
Le nostre vittorie vanno oltre la conquista di un semplice risultato, fanno parte del nostro DNA che rapresenta la lealtà sportiva, il rispetto verso i propri tifosi e la consapevolezza di guardare sempre a testa alta, a differenza di tanti altri che oggi mettono in discussione la credibilità propria e quella di questo sport, tanto amato, quanto malato.
La nostra storia ha sempre avuto Presidenti come: Dino Viola e Franco Sensi. Allenatori come: Nils Liedholm e Zdenek Zeman. Calciatori come: Giacomo Losi, Agostino Di Bartolomei, Giusseppe Giannini, Francesco Totti, Daniele De Rossi), tutte bandiere che hanno sempre difeso la lealtà sportiva e i sogni di tutti quelli che credono ancora in questo sport. Ecco perchè siamo abbituati a lottare contro tutto e tutti, senza mai inchinarsi ai poteri del palazzo, in un calcio marcio dove il più pulito ha la rogna. Vincere va bene, ma senza rubbare i sogni e le speranze dei tifosi che sono la linfa fondamentale di questo sport.
Della Roma si può dire tutto e il contrario di tutto. Quando da bambino decidi che sarai Romanista, già sai che soffrirai, sportivamente parlando. Poi di tanto in tanto, ti accorgi di essere tifoso di una squadra smisuratamente immensa e vuoi solo essere felice, consapevole che ogni piccolo o grande risultato è stato guadagnato col sudore e con il cuore.
Per questo, essere romanisti non ci affligge ma ci esalta, perchè la scelta implica il coraggio, perchè malgrado tutto resteremo sempre con un cuore da ULTRAS…

Riccardo Lelli 31 maggio 2012

CI VUOLE UN SERGENTE DI FERRO

“Vado via. Per me è una grande sconfitta andare via, ma non do la colpa a nessuno. Non potevo andare in vacanza e tornare qui dove non sono riuscito a dare il 100%. Non sono riuscito a trasmettere quello che volevo, nè a mettere le mie idee sul campo. Mi scuso con chi ha giocato di meno, purtroppo noi allenatori dobbiamo fare delle scelte. Chiedo scusa anche per non essere riuscito a valorizzare tutti voi. Grazie a tutti per il supporto, per il sostegno, ma voi dovete continuare a seguire questa società ed a credere in lei, perchè è una grande società“.
Parole toccanti, quelle usate dal mister, per annunciare la sua volontà di finire la propria avventura nella città eterna dopo soltanto la sua prima stagione. Un Luis Enrique affaticato deluso di se stesso ma consapevole che l’avventura romana l’abbia paradossalmente affiaccato. Chi lo avrebbe mai pensato che uno come lui si sarebbe arreso dopo cosi poco tempo. Questo ci deve far capire e riflettere ancora una volta quanto sia difficile e stenuante allenare in una piazza come Roma.
Dove in quasi 85 anni di storia, solo tre allenatori italiani sono stati in grado di portare la Roma a vincere dei titoli. Questi sono Ottavio Bianchi, Fabio Capello e Luciano Spalletti. Il primo ha conquistato la Coppa Italia 1990-1991, il secondo si aggiudico lo scudetto 2000-2001 e una Supercoppa Italiana (2001), mentre il terzo ha portato a casa due Coppe Italia (2006-2007 e 2007-2008) e una Supercoppa (2007). In tutte le altre occasioni vincenti, la Roma ha avuto sempre in panchina un allenatore straniero.
Tra i vari allenatori che hanno fatto parte della storia giallorossa, soltanto tre sono riusciti a vincere il tricolore. Questi furono Alfred Schaffer (1941-1942), Nils Liedholm (1982-1983) e Fabio Capello (2000-2001). Personaggi di grande carisma e personalità, ma soprattutto veri e propri sergenti di ferro, che con la loro disciplina rigida hanno saputo gestire un ambiente cosi esigente, dove vincere diventa un qualcosa di molto complicato.
Non è un caso che in questi ultimi 8 anni siano passati ben 9 allenatori sulla panchina giallorossa, tutti allenatori che sono scoppiati a consecuenza delle tante difficoltà e le forti pressioni di una piazza come Roma. Basta soltanto ricordare le parole dette da Ranieri il giorno dopo le sue dimissioni, quando disse che in un ambiente come questo ci vorrebbe l’uso della frusta.
E pensare che Luis Enrique, sembrava l’uomo giusto sotto questo punto di vista, al punto tale che venne considerato l’uomo verticale, per il suo carattere, la sua personalità, il suo spirito da guerriero che in passato aveva sempre trasmesso come calciatore. Poi invece ecco che ancora una volta sono prevalsi in casa Roma gli atteggiamenti di uno spogliatoio vizziato, le pressioni di un ambiente troppo appassionato quanto essigente, e non quelli del mister.
Bisognava imporrere non solo un’idea calcistica, ma soprattutto la mentalità di “Trabajo y Sudor”, cera bisogno dell’uso della frusta, sempre in buona amicizia per gestire una piazza che negli ultimi anni ha divorato diversi allenatori.
Il prossimo allenatore della A.S.Roma non avrà più molto tempo a disposizione, per raggiungere un certo livello di gioco, accompagnato da qualche risultato, il che mi fa pensare che oltre alla sua bravura, la sua esperienza, la sua filosofia di gioco, dovrà essere un vero e proprio sergente di ferro che sappia gestire una piazza cosi esigente come quella Romana, se non vorrà essere lui la prossima vittima.

Riccardo Lelli 12 maggio 2012

PALLONE E TIFOSI SEMPRE PIU’ DISTANTI

L’etica può essere definita come la ricerca di uno o più criteri che consentono all’individuo di gestire adeguatamente la propria libertà nel rispetto degli altri. Essa pretende inoltre una base razionale, quindi non emotiva, dell’atteggiamento assunto, non riducibile a slanci solidaristici o amorevoli di tipo irrazionale. In questo senso essa pone una cornice di riferimento, dei canoni e dei confini entro cui la libertà umana si può estendere ed esprimere.
Detto questo possiamo essere tutti d’accordo sul fatto che gli episodi accaduti domenica scorsa allo stadio Marassi sono certamente vergognosi quanto censurabili, perchè gettano il calcio italiano sempre di più verso la deriva ineludibile.
Ecco però che ancora una volta, grazie a episodi come questi, si cerca di incriminare e far passare come gli unici colpevoli di questa disfatta più assoluta al tifoso appassionato. Proprio lui che attraverso la propria passione e il proprio amore incondizionale sostiene non solo la propria squadra del cuore ma il mondo del calcio in generale.
Non importa se la propria squadra del cuore vinca o perda. Non fa niente se la credibilità di questo sport viene macchiata dai vari scandali, vedi ad esempio (Calciopoli e Scommessopoli), ma i tifosi sono e resteranno sempre, la linfa fondamentale del calcio.
Il calcio oltre a essere diventato una vera e propria industria, rimane ancora oggi uno spettacolo di sparsimento per una società che ha bisgogno sempre di più di sfogare in qualche maniera i veri problemi della vita quotidiana.
Allora mi chiedo come mai tanto accanimento nei confronti dei tifosi, semplici appassionati di calcio. Forse perchè si ha paura di scoprire quali sono le verità nascoste dentro questa pentola chiamata “calcio” in piena ebollizione?. A cominciare da Dirigenti istituzionali, Presidenti di club, procuratori e calciatori stessi, sempre più immersi nello scandalo.
Non lamentiamoci dopo se il nostro calcio ha perso l’egemonia di una volta, oppure se i risultati sportivi sembrano essere ormai una vera e propria utopia per quanto riguardano le competizioni internazionali.
In tempi di crisi come quelli attuali bisogna tutelare il tifoso, e non fargli la vita impossibile come spesso e volentieri accade nei suoi confronti. Come mostra di tutto ciò basta ricordare la tessera del tifoso, uno dei tanti impedimenti che fanno da barriera ad uno spettacolo ormai sempre più virtuale e privo di libertà.
Oggi più che mai pallone e tifosi sono sempre più distanti. Il calcio italiano è diventato soltanto lo specchio di una società sempre più allo sbando dove non importa chi paghi, e cosa debba pagare. L’importante però è mantenere ad ogni costo il proprio potere, anche in discapito dei propri tifosi.

Riccardo Lelli. 27 aprile 2012

MACCHINE UMANE

Il calcio di oggi non è più un semplice gioco, neanche uno sport, ne quantomeno uno spettacolo di sparsimento… è tutto altro. Oggi il calcio è diventato una vera è propria industria che pur di incrementare sponenzialmente i propri ricavi, non guarda in faccia neanche la vita di giovani calciatori che devono fare a meno della propria vita, basta che lo spettacolo possa continuare a qualunque costo.
Un altro malore in campo, un’altra vita di un giovane calciatore stroncata, dopo il “miracolo” di qualche giorno fa, che ha tenuto in vita Fabrice Muamba. Oggi il mondo del pallone ripiomba in un incubo che, purtroppo, è ormai diventato ricorrente.
Per ricordare solo alcuni, Giuliano Taccola attaccante della Roma che perse la vita il 16 marzo del 1969, aveva solo 25 anni. Otto anni più tardi perse la vita Renato Curi, il 30 Ottobre di 1977 a solo 24 anni.
In altri paesi, altre morti improvvise in campo, basta ricordare il nazionale camerunense Marc Vivien Foè, che il 26 Giugno del 2003 perse la vita durante la semifinale di Confederations Cup contro la Colombia.
Oppure la tragica scomparsa di Antonio Puerta, giocatore del Siviglia, fu vittima di ripetuti arresti cardiocircolatori durante la partita di Liga del 25 agosto 2007 contro il Getafe. Puerta morì 3 giorni dopo: aveva soltanto 22 anni.
Questa volta è toccato a Piermario Morosini, 25 enne centrocampista del Livorno, ha perso la vita sabato pomeriggio allo stadio Adriatico di Pescara, durante la partita contro i padroni di casa. Purtroppo questo non sarà nel’primo e nel’ultimo di tanti episodi tragici che negli ultimi anni hanno colpito non solo il mondo del calcio ma anche di tanti altri sport. Non dimentichiamo che poche settimane fa in circostanze simili ha perso la vita un altro campione dello sport italiano come Vigor Bovolenta, medaglia di argento ai giochi olimpici di Atlanta 1996, campione europeo in Grecia nel 1995 e medaglia di argento agli europei di Ostrava (Reppublica Ceca) nel 2001.
Oggi in tanti ci chiediamo come mai tanti episodi tragici su un rettangolo di gioco?. Com’è possibile che un’atleta giovane che dovrebbe essere monitorato costantemente sotto il profilo medico, perda la vita in questo modo?. Come evitare queste tragedie che inluttano il mondo dello sport, in un mondo sempre più moderno ma cosi fragile e impotente in questi casi?.
Pare uno scherzo ma i calciatori non sono monitorati a sufficienza. La medicina sportiva preventiva non è sviluppata come invece dovrebbe. Nel mondo del calcio inoltre c’è un abuso di sostanze, come proteine e integratori di vario tipo, che, pur non essendo doping, su un determinato substrato con una certa predisposizione genetica può avere effetti devastanti. Infine c’è una quota di probabilità che si tratti di patologie verificatesi improvvisamente e dunque non diagnosticabili in precedenza.
Come prevenire tutto ciò?. Va fatta prevenzione in modo opportuno, sono indispensabili diagnosi molto serie, approfondite e ripetute nel tempo. Questi ragazzi sono giovani ed evolvono velocemente nel tempo, cambiano le loro caratteristiche, per cui andrebbero costantemente monitorati nella loro crescita. Serve fare più prevenzione, purtroppo non so se questo nel calcio di oggi sarà possibile.
Isomma niente calcio per tutto il weekend, la morte di Morosini blocca i campionati perché così ha voluto la Figc sotto choc per la fine atroce di un ragazzo di 25 anni su un terreno di gioco. Un pò di buon senso, una volta ogni tanto da parte della grande industria del calcio, che pur di non fermarsi mette a rischio la vita dei propri attori principali, come se fossero vere e proprie macchine umane.

Riccardo Lelli 20 aprile 2012

FUORI GLI ATTRIBUTI

Dopo la sconfitta rimediata a Milano contro i rossoneri dissi che il vero problema di questa Roma era la mancanza di personalità, oggi due giornate dopo ci ritroviamo qui a fare i conti con l’ennesima delusione stagionale che ha visto la Roma uscire umiliata dallo stadio “Via del Mare”, contro una squadra che sta lottando per non retrocedere e che non aveva mai battutto la Roma in casa in 14 partite giocate precedentemente. Proprio le stesse 14 sconfitte che la nostra magica ha già subito in questa stagione in gare uficiali… Legge dei grandi numeri?… chi lo sa?.
La Roma di questa stagione ci sta dimostrando che non è… ne carne, ne pesce, per questo sono sempre più convinto che il vero problema di questa Roma, sia proprio la mancanza di personalità e di una mentalità vincente che ci possa far diventare, un giorno una grande squadra.
Nel calcio si può anche uscire sconfitti ma la cosa che mai e poi mai ci possiamo permettere è quella di essere umiliati senza aver lottato e onorato la propria maglia. Non è un caso che la Roma di questa stagione abbia fino a questo momento preso 3 o più gol in ben 5 partite di campionato, 6 se consideriamo la gara persa a Torino contro la Juventus in Coppa Italia.
La Roma con Totti è riuscita a portare a casa ben 38 punti in 21 partite, per una media di 1,80, mentre senza di lui soltanto 9 punti in 10 partite per una media di 0,90. Questo vuoldire che anche se il capitano si avvicina sempre di più ai suoi 36 anni, rimane sempre quel punto di riferimento del quale la squadra ha bisogno per trovare sicurezza in se stessa. Il suo carisma, la sua personalità, ma soprattutto la sua classe, ancora oggi si fa sentire dentro i rettangoli di gioco.
La Roma vista sabato a Lecce si è data il lusso se cosi si puo dire di subbire 4 reti in meno di 60 minuti, per poi “svegliarsi” a meno di 5 minuti dalla fine, segnandone ben due e provocando una terza occasione chiara da rete. Quando nei primi 87 minuti di gioco non era neanche scesa in campo.
Insomma questa Roma cosi discontinua, cosi altalenante ci sta dimostrando in questa stagione che un giorno puo essere presa a schiaffi da chiunque, per poi pochi giorni dopo vincere e rimettersi in carreggiata in un campionato sempre più livellato verso il basso. Un qualcosa che ci rammarica ancor di più viste le tante occasioni fallite durante la stagione.
Ora però basta… il tifoso della Roma vuole che questa maglia, questi colori e il nome della città vengano onorati, che vuol dire che si può anche perdere lasciando però sempre e comunque in alto il nome della Roma.

Riccardo Lelli.

ROMA QUESTIONE DI PERSONALITA’

Parole sante quelle di Walter Sabatini quando ribadisce che questa Roma dimostra di essere parzialmente competitiva. Ma il parzialmente nel calcio non basta. “ho il timore dice il Ds. giallorosso, che si pensi troppo all’anno prossimo. Invece nelle nove partite che restano dobbiamo fare dei risultati per definire l’organico del futuro. Chi gioca nella Roma, anche adesso, deve dimostrare di essere da Roma”. Insomma una vera e propria tiratina di orecchie che in qualche modo cerca di spronare un ambiente che spesso ci dimostra non avere quella mentalità vincente che le grandi squadre di calcio debbono assolutamente avere.
Un problema di personalità che in passato è stato messo in evidenza e anche quest’anno si sta confermando il vero tormentone di un ambiente che deve assolutamente crescere in tutti i sensi. Non poteva essere diversamente, visto la giovane età di tanti giocatori arrivati questa stagione, in un calcio cosi esigente come quello italiano.
Questa neonata Roma ha conquistato soltanto 8 punti su 27 disponibili contro le squadre di alta classifica. La Roma ha rimediato soltanto due vittorie (1-3 a Napoli e 4-0 in casa contro l’Inter), due pareggi (0-0 a San Siro contro i nerazzurri e 1-1 in casa contro la Juventus), poi cinque sconfitte frutto delle partite con Lazio e Milan perse sia all’andata che al ritorno, e la sfida contro l’Udinese persa 2-0.
Un’altra statistica che ci conferma la mancanza di personalità, è il fatto che la squadra giallorossa non è mai riuscita a ribaltare i risultati delle partite quando va in svantagio, l’unica volta che questo è avvenuto fu nella gara interna contro il Bologna, dove Pjanic ha risposto al gol di Di Vaio ma il risultato finale è stato di 1-1.
Sono certamente toppe le 11 sconfitte stagionali ma il dato che preoccupa maggiormente è l’incapacità della Roma di mantenere la concentrazione per l’intero match: nei secondi 45 minuti la Roma segna poco e prende tanti gol, anche grazie alle disattenzioni individuali di alcuni calciatori. L’ultima partita in cui la Roma ha segnato nella ripresa è la vittoria con l’Inter del 5 febbraio, match terminato 4-0.
Doppia personalità della squadra giallorossa se consideriamo i primi 45 minuti delle partite, dove la Roma sarebbe prima in classifica conquistando un totale di 55 punti, segnado ben 26 reti (solo il Milan ha fatto meglio) e subendone soltanto 11 (quarta miglior difesa nella prima frazione).
Mentre il vero disastro avviene nei secondi tempi dove troviamo una squadra irriconoscibile, la Roma sarebbe terz’ultima con soli 30 punti, 16 le reti realizzate nella ripresa, alla pari della Fiorentina, 4 in meno del Novara,6 rispetto al Genoa. Troppi però i gol subiti nelle riprese ben 22, soltanto Parma (32), Genoa (29), Cesena (28), Palermo (25) e il Novara dei sogni (24) hanno fatto peggio della squadra giallorossa.
Un’altro dato di fatto, sono le 45 reti segnate in 32 partite ufficiali, la media più bassa negli ultimi 10 anni. Nelle ultime 8 gare, la Roma ha segnato soltanto un gol, l’ultima volta che la squadra di Luis Enrique segnò più di una rete, è stato il 5 febbraio nella vittoria contro l’Inter.
Insomma la neonata Roma a stelle e strisce deve ancora crescere e trovare la propria personalità per far si che possa fare il salto di qualità tanto atteso dalla piazza. Tutte situazioni che erano prevedibili se consideriamo che questa squadra è molto giovane e deve farsi le proprie ossa.
Non dimentichiamo però i gravi infortuni stagionali (Burdisso, Juan, Lobont, etc.), cosi come gli errori arbitrali che durante l’intera stagione hanno condizionato e messo in difficoltà una squadra che deve trovare sicurezza in se stessa.

Riccardo Lelli. 29 marzo 2012

ROMA: SEMPRE PIU’ DI CORSA VERSO IL FAIR PLAY FINANZIARIO

Roma: sempre più di corsa verso il Fair Play Finanziario, sempre più internazionale
Nel 2009, il 56% dei club europei di prima divisione ha chiuso il bilancio con un deficit, nel 2010, la perdita di bilancio aggregata del calcio europeo ha raggiunto 1,6 miliardi. In un momento di profonda crisi economica e finanziaria, il sistema del calcio appare più che mai a rischio di insolvenza.
Per garantire la sopravvivenza nel medio-lungo periodo e salvare alcuni club dal fallimento la Uefa ha introdotto la normativa del Fair Play Finanziario, il cui cardine è il requisito del pareggio di bilancio: i costi non potranno più superare i ricavi, o quasi. Come verrá gestito questo Fair Play Finanziario?
Le nuove norme entreranno in vigore gradualmente proprio da quest’anno per essere poi a pieno regime nel 2018. Sono infatti previste tre fasi per la completa attuazione dei regolamenti e per permettere alle società di adeguarsi. Per le stagioni 2011/2012, 2012/2013 e 2013/2014 (prima fase) l’Uefa inizierà ad osservare con attenzione i bilanci, permettendo perdite non superiori ai 45 milioni di euro. Nelle tre stagioni (2015-2017, seconda fase) le perdite dovranno essere ancora più contenute e non superiori ai 30 milioni di euro. L’obiettivo del pareggio di bilancio dovrà essere raggiunto nel 2018 (terza fase), anno in cui i costi delle società potranno superare i ricavi solo di 5 milioni di euro. Nella supervisione della gestione dei club l’Uefa farà alcune eccezioni, le spese d’acquisto e di ingaggio degli under 18 e quelle per la costruzione di impianti sportivi non verranno considerate nel calcolo come uscite. Questo per incoraggiare investimenti nel settore giovanile e in infrastrutture di proprietà delle società di calcio.
Ecco perchè il calcio non è più soltanto uno sport ma una vera e propria industria e come tale deve essere trattato. In poche parole le società di calcio dovrebbero sopravvivere con le proprie forze, diversificando sempre più i ricavi. Le entrate andrebbero equamente suddivise tra diritti tv, incassi da stadio (ticketing), sponsorizzazioni e marketing, plusvalenze tra acquisti e cessioni, merchandising e quant’altro.
In questa prospettiva il calcio italiano arriva al nastro di partenza in forte ritardo, oltre alla mancanza di stadi di propietà, le nostre società di calcio sono molto indietro con rispetto alle sponsorizzazioni, il marketing, il merchandising, azionariato popolare, etc. Senza lo svillupo di questi settori aziendali diventa veramente complicato trovare le risorse per andare avanti e sarà sempre più difficile vincere.
Per quanto riguarda la Roma, la sua Posizione finanziaria netta consolidata al 31 dicembre 2011 è a debito per 61,4 milioni di euro (e per 53,8 milioni di euro, al 30 giugno 2011), con un peggioramento di 7,6 milioni di euro. Una situazione da non sottovalutare visto che anche la Roma deve fare i conti con i nuovi tempi che corrono.
Vediamo come il modello AS Roma si progetta sempre di più nel calcio moderno, quel calcio che non è più un semplice sport, ma una grande industria di livello mondiale.
Stadio di proprieta: è ormai noto che gli americani fin dal loro arrivo nella città eterna hanno sempre considerato la costruzione di uno stadio di proprietà come un fattore fondamentale, anzi indispensabile per far si che il progetto AS. Roma possa arrivare a buon fine. Mentre molti rimangono scettici su questo tema, la nuova società non ha mai smesso di muoversi in questa direzione, ecco perche si è rivolta alla Cushman & Wakefield, agenzia di consulenza americana, che dovrà stabilire entro il mese di giugno l’ubicazione della nuova struttura, tra le zone più acreditate ci sono Tor Vergata, Tor di Valle e la Massimina. Secondo On. Pierluigi Fioretti, Presidente della Commissione speciale Roma Capitale, la Roma avrà il nuovo stadio entro diciembre 2016.
Progetto Celebrities: una maniera per coinvolgere personaggi di fama mondiale dello sport e dello spettacolo nel nuovo progetto Roma, che avranno il compito di portare il marchio Roma nel mondo intero. Dopo la stella della NBA Garnett, ecco altri campioni che potrebbero acquisire quote simboliche della AS Roma, tra i quali Bryant, le sorelle Williams e il campione di baseball Felix Doubront futura stella dei Boston Red Sox.
Partnership Walt Disney: molti hanno preso questa notizia in senso ironico, forse perche si trattava di personaggi come Topolino, Paperino and company. Chi non conosce i personaggi di Walt Disney?, chi non li ha mai sentiti nominare?. Il marchio Walt Disney occupa la 9° posizione nella lista che vede i 100 migliori Brand del 2011 a livello mondiale. Solo la divisione Parks and Resorts della Disney ha fatturato la bellezza di $11,8 miliardi, con una crescita del 10% rispetto al 2010 e con il 20% del business dei parchi con base in America derivante da turisti in arrivo dall’estero. Non dimentichiamo che la Walt Disney è anche padrona della catena internazionale ESPN, il canale tv sportivo di maggior importanza non solo negli USA ma in tutta l’America Latina. Già immaginiamo il marchio AS Roma sparso in tutto il mondo, a fianco a quello del colosso mondiale dell’intrattenimento.
Mercato: sono finiti i tempi di una volta dove le società spendevano grandissime risorse economiche nell’acquistare campioni già affermati, ora si dovrà avere più attenzione, e investire nei propri settori giovanile per far si che si possano coltivare i propri campioni del futuro. In questa prospettiva, il progetto della Roma vede tanti giovani talentuosi e di certa esperienza come Lamela, Pjanic, Borini, Bojan, pronti per la prima squadra.

Poche sono le squadre in Italia che danno spazio ai giovani e che puntano su di loro. Il settore giovanile della Roma è stato sempre uno dei più produttivi e oggi si trova pieno di giovani promesse come Caprari, Viviani, Verre, Piscitella, Tallo, Nego e altri che sono in giro per l’Italia in prestito come Florenzi, Crescenzi, etc. Tutti pronti in rampa di lancio, un arma che potrebbe rivelarsi vincente in futuro.
Gli americani sono i primi al mondo per quanto riguarda il managment sportivo, basta guardare il Super Bowl, NBA, MLB, NHL tutti eventi di grande successo sia dal punto di vista economico cosi come dello spettacolo.
Insomma il modello Roma si trova solo all’inizio ma guarda al futuro attraverso una vera e propria gestione aziendale adecuata ai tempi di oggi. Un marchio sempre più internazionale, maggiori ricavi che porteranno la nostra squadra del cuore a traguardi importanti. Sarà solo questione di tempo ma la strada intrapresa è proprio quella giusta.
Riccardo Lelli 19 marzo 2012

PROGETTO SI…..PROGETTO NO

In questi ultimi mesi a Roma non si fa altro che nominare la parola progetto, progetto si…, progetto no… In realtà però cosa vuoldire progettare?, che cosa è un progetto?.
Un progetto è un’impresa complessa, unica e di durata determinata, rivolta al raggiungimento di un obbiettivo chiaro e predefinito, mediante un processo continuo di pianificazione e controllo di risorse differenziate e con vincoli interdipendenti di costi, tempo e qualità.
In poche parole, il successo di un progetto si misura in termini di tempo, risorse, risultati: esso sarà considerato positivo se sarà stato realizzato entro i termini previsti, se saranno bastate le risorse disponibili e se avrà conseguito i risultati desiderati.
Il calcio di oggi non è più un gioco di figurine, è qualcosa molto più complesso dove intervengono una serie di fattori, che lo hanno reso una vera e propria industria. Ecco perchè spesso e volentieri ci chiediamo quale sia la strada giusta da percorrere: quella di progettare o quella di spendere?
Non sempre i soldi sono sinonimo di vittoria: il passato è pieno di esempi, come l’Inter di Moratti, che tra la fine degli anni ‘90 ed i primissimi anni 2000, si ritrova sterile e povera di trofei da molti anni. Prima di Calciopoli, ossia estate del 2006 lo scudetto ai nerazzurri mancava dal 1988-1989 e si poteva fregiare solo da qualche Coppa Uefa (90-91, 93-94, 97-98), una supercoppa italiana (1989) e una coppa Italia (04-05). Troppo poco se analiziamo costi, tempo e qualità di giocatori messi a disposizione da Moratti in cosi tanto tempo.
Un’altro esempio è il Real Madrid “Galacticos” di Florentino Perez, che dal 2000 in poi ha investito molto di più di 1.000 milioni di euro, portando in bachecha solo 2 ligas (06-07, 07-08), una supercoppa di Spagna (08) e una coppa del Re (10-11). Spendendo solo nella stagione 2009-2010 una cifra folle di 254 milioni di Euro, con gli acquisti di: Cristiano Ronaldo, Kaka, Benzema, Xabi Alonso e compagnia bella. Un vero e proprio fallimento, prendendo in considerazione gli stessi parametri di valutazione che determinano un progetto vincente
L’altro caso più recente, è il Manchester City di Mansour che dal suo arrivo a Londra, ha spesso più di 1.000 milioni di euro, vincendo soltanto una FA Cup nel 2010-2011. Stagione in cui riportò un fallimento finanziario di 194.9 milioni £, la più grande nella storia del calcio inglese. Anche in questo caso troviamo una società che si basa nelle risorse economiche del suo presidente e non in un progetto a lungo termine. I risultati non cambiano, molti soldi e poche vittorie, grandi nomi ma trofei in bachecha pochi.
Casi opposti quelli di Barcelona e Manchester United, che non solo dipendono dalle risorse economiche dei loro presidente, ma che sono anni che portano avanti progetti seri di lunga scadenza, ottenendo anche risultati ben diversi e a più lungo termine.
Noi invece a Roma siamo tutti esperti di calcio di progetti a tale punto che invece di tirare la carretta nella stessa direzzione, troviamo chi sprega tempo e energie inultilmente, cercando il pelo nell’uovo, o cercando il colpevole della situazione. Cè chi tifa per una società, chi invece preferisce un’allenatore invece di un altro, chi tifa per un giocatore in particolare. Complimenti, perchè in questa maniera non arriveremo mai da nessuna parte.
Nel calcio di oggi cosi come nella vita bisogna portare avanti i propri progetti, al di la delle difficoltà che si possano trovare durante il percorso. Bisogna credere e puntare su quello che si fa. Se no saremmo sempre li ad aspettare l’imprenditore di turno, sperando che possa vincere qualcosa basandosi soltanto nelle proprie risorse.
È ora che ognuno faccia il proprio dovere, cominciando da noi tifosi, perchè dopo è troppo semplice salire sul carro dei vincitori e dire… “te l’avevo detto io…”
Riccardo Lelli 14 MARZO 2012

RIVOLUZIONE CULTURALE GIALLOROSSA………..

Che il nostro bel paese stia progressivamente invecchiando lo avevamo capito da tempo, lo dimostrano i dati dell’ultimo censo 2011 e quelli rilasciati dal 2º Rapporto sulla coesione sociale. L’Italia è il paese più vecchio del mondo, un paese di poco più di 60 milioni di abitanti, dove troviamo che gli over 65 sono il 20,3% della popolazione. Su ogni 100 giovani ci sono 144,5 anziani, rapporto che nel 2050 diventerà, secondo le previsioni, 256:100. Gli italiani si sposano di meno e più tardi con l’età, per la maggior parte dopo i 30 anni (33,1 anni per gli uomini e 30,1 anni per le donne), il numero medio di figli per donna è 1,41, 2,23 per le straniere e 1,31 per le italiane, inoltre nel 2010 un bambino su quattro è nato al di fuori del matrimonio, il doppio rispetto a dieci anni prima. Una realtà della quale dobbiamo farci una ragione, visto e considerato che rispecchia la nostra vita cotidiana e le perplessità della nostra società.
Il calcio si conferma specchio fedele di questa società e i risultati di uno studio effettuato sui 12400 calciatori che giocano nella massima serie dei 33 campionati nazionali europei dicono che l’Italia è il secondo più vecchio campionato continentale, dietro solo a quello cipriota.
L’età media europea per giocatore è di 25,82 anni, ben più bassa di quella che registra la nostra Serie A che si attesta a 27,54; un dato mortificante per il nostro paese che non sembra più in grado di sfornare giovani campioni come avveniva nel recente passato, soprattutto per la mancanza di investimenti nei vivai che storicamente hanno sempre costituito una riserva tecnica preziosa per le società, ma che con l’invasione di stranieri che hanno colonizzato il nostro campionato sembrano davvero entrati in crisi.
Per quanto riguarda i (club-trained player ), giocatori tra i 15 e i 21 anni che dopo aver iniziato nelle giovanili di un club hanno poi giocato in prima squadra per almeno tre anni; se in Europa la media di club-trained player è del 22,2% l’Italia è ultima in classifia con il 7,4%; se poi si prendono in considerazione solo i maggiori campionati europei la Spagna si aggiudica il primato di questa lusinghiera classifica attestandosi al 24,7% (con le compagini basche a fare la parte del leone –Real Sociedad 62,5%, Athletic Bilbao 54%, Santander 44%- con il Barcellona dei miracoli quarto col 42,9% di giocatori della prima squadra che arriva dal vivaio catalano). In Francia sono il 22,9% in Inghilterra il 16,2%, in Germania il 16%. Club come Lazio, Novara, Genoa, Palermo, Udinese, Chievo non hanno in rosa nemmeno un giocatore che abbia mosso i primi passi nei rispettivi vivai. Catania, Napoli e Siena ne hanno appena uno.
Delle oltre 500 squadre prese in esame il Milan è la squadra più vecchia del continente con i suoi 30 anni di media seguita a pari merito da Lazio e Apoel Nicosia, l’Inter è in decima posizione e il Napoli in dodicesima con 28,76 anni per giocatore, un dato davvero sconfortante se paragonato per esempio a Barcellona e Manchester Utd che hanno trionfato in tre delle ultime quattro edizioni della Champions League; i catalani si fermano a 25,22 anni per giocatore contro i 25,58 degli inglesi.
I risultati sono davanti agli occhi di tutti, il calcio Italiano sta invecchiando alla pari della società italiana. Le cause sono note a tutti.
Stadi antiquati che rappresentano una vera e propria vergogna, perchè costringono i tifosi ad assistere a uno spettacolo come il calcio in condizioni inguardabili.
Senza dimenticare che acquistare un biglietto è diventata una faccenda complicata. Ogni città ha regole sue, ogni partita ha limitazioni in certi casi insormontabili. Casms, Osservatorio, Tessera del tifoso, Questure e Prefetture fanno a gara per scoraggiare i tifosi. Molti, alla fine, lasciano perdere e se ne restano a casa.
È necesaria una vera e propria rivoluzione culturale, che dia spazio ai giovani e che ringiovanisca il nostro calcio per far si che non continui ad invecchiare in tutti i sensi.
In Italia qualcuno ci crede davvero, ed è la Roma che dall’estate scorsa ha iniziato una vera e propria rivoluzione culturale, che porteranno la società giallorossa tra le prime realtà del calcio europeo e mondiale.
Sono già 45 i milioni spesi per acquistare giocatori under 21 tra questi: Borini, Lamela, Pjanic, Bojan, Jose Angel, Nico Lopez, Loic Nego e Jonathan Ferrante. Giocatori giovani che hanno tanta qualità e un grande futuro davanti a se.
Il settore giovanile della A.S. Roma e tra i più proliferi di tutta Italia, basta ricordare che la primavera giallorossa è Campione D’Italia in carica, si trova in finale di Coppa Italia, la stessa competizione che aveva perso la scorsa stagione contro la Fiorentina. Ha ragiunto la finale del Torneo di Viareggio 2012, persa contro la Juventus ma uscendone a testa alta.
Tanti sono i giocatori del vivaio giallorosso che stanno facendo benissimo sia nella primavera cosi come in altre squadre che fanno parte del palcoscenico calcistico italiano, tra i quali possiamo nominare: Florenzi, Crescenzi, Caprari, Viviani, Verre, Atnei, Piscitella e tanti altri. Molti di questi hanno gia giocato in prima squadra oppure sono titolari in altre squadre dove si trovano in prestito.
Avvicinamento dei propri tifosi: grazie ad alcune iniziative promosse dalla società, il club giallorosso sta riavvicinando i prorpi tifosi, soprattutto le famiglie e i più piccoli, un qualcosa non di poco, viste le difficoltà con le quali il calcio italiano deve convivere (infrastrutture deludenti, tessera del tifoso, crisis economica, etc.), che nell’ultimo anno hanno registrato un calo del 4.9% nelle presenze allo stadio rispetto la stagione precedente, in tutta la Serie A.
Per quanto riguarda l’Olimpico sponda romanista conferma la quarta posizione per media spettatori rispetto alla scorsa stagione (38.875) con un incremento del 14.4%. La gente sta tornando a riempire lo stadio, come ai vecchi tempi. Grazie a una società che si è schierata a favore dei tifosi con iniziative come: il botteghino all’Olimpico, dove è possibile comprare il biglietto il giorno della partita; è iniziata la vendita di biglietti on-line; è stato destinato un settore dello stadio (Distinti Nord) alle famiglie; il Cuore Sole Village. Sono stati confermati gli sconti per le donne e per gli over 65, il birthaday club. Cosi come molto probabilmente il via libera al carnet ideato dalla Roma, che consentirà anche a chi non ha la “tessera del tifoso” di sottoscrivere un abbonamento per le gare casalinghe, cosi come tantissime altre.
Insomma rivoluzione culturale doveva essere… e revoluzione culturale sarà, il progetto americano punta su i giovani e cerca di ringiovanire un sistema calcio sempre più anziano. Sarà solo questione di tempo per far si che questa nuova realtà del calcio italiano, chiamata Roma, possa servire come esempio ad altre società del nostro calcio.

Riccardo Lelli. 26 febbraio 2012

QUANDO LO STADIO FA LA DIFFERENZA

Martedì sera in quel di Torino, nella gara contro i bianconeri valida per i quarti di finale di Coppa Italia, è stata una vera e propria serataccia difficile da dimenticare. Come dissero sia Baldini e Luis Enrique nel post partita, la Roma è stata troppo timorosa, ha sentito molto l’impegno importante in un ambiente più che ostico dove la squadra di Antonio Conte ha saputo sfruttare nei migliori dei modi il proprio stadio. Da parte di questo ultimo è stato un continuo incitare sia il publico cosi come i propri calciatori, per cercare di mantenere alta la tensione agonistica, cosa che fino a questo momento ha portato ottimi risultati per la stagione bianconera.
Non è un caso che si andava ad affrontare una squadra imbattuta durante tutta questa stagione ma che soprattutto nelle gare casalinge ha ottenuto ben 8 vittorie e 3 pareggi. Segnando 24 reti e subendone soltanto 7, tra campionato e Coppa Italia compresa.
Il nuovo stadio presentava una cornice di publico di altissimo livello, con la presenza di 38.498 spettatori paganti. La miglior presenza di tutta la stagione. Il nuovo stadio juventino è quello italiano con la maggior percentuale di riempimento, pari all’87,5%, prendendo in considerazione una capienza di 41.000 posti a sedere. Non si raggiunge il 100% in quanto sul conteggio pesano i 2.100 posti del settore ospite che solitamente rimane in gran parte vuoto, e i 4.000 biglietti omaggio concessi agli sponsor.
Certamente bisogna riconoscere i meriti della Juventus per quanto riguarda il modo in cui ha preparato la gara, l’approccio con il quale ha affrontato la stessa e trarre dalla sconfitta le lezioni del caso. Ma una cosa è certa, tra le varie lezioni possiamo sottolineare che un ambiente cosi, in quel di Torino non si era mai visto, anche perchè sia il Comunale cosi come il Delle Alpi erano vecchie strutture che non potevano garantire uno spettacolo del genere.
Allora mi chiedo cosa succederebbe per una tifoseria cosi appassionata come quella giallorossa se avessimo uno stadio moderno e molto più accogliente, con i tifosi vicinissimi al rettangolo di gioco?. Quanti punti in più potrebbe raggiungere la nostra magica, con una vera e propria Tana dei Lupi?
È ormai noto che lo stadio di proprietà è la priorità per quanto riguarda il consorzio americano, proprio per questo Di Benedetto ha avuto la possibilità di percepire in prima persona il modello juventino, rimanendo molto colpito dalla nuova struttura, cosi come dalla gestione del nuovo impianto. Proprio come prevede questa nuova realtà americana per far si di aumentare i propri ricavi e indubbiamente anche i risultati sportivi.
In questi giorni il nostro presidente Thomas R. Di Benedetto, sarà molto impegnato in diverse faccende societarie, tra le quali la riunione del CDA con la presentazione dei nuovi membri Pannes e Klein, l’aumento di capitale e tante altre vicende, tra le quali anche lo stadio. Perchè se qualcosa dobbiamo imparare come disse il proprio Baldini nel post partita… è che lo stadio fa la differenza.

Riccardo Lelli. 28 gennaio 2012

IL PROGETTO ROMA DA FASTIDIO A MOLTI !!!!!!!!!!!

Sono bastate due righe per far esplodere una vera e propria bomba mediatica. Poche ore prima della gara contro la Juventus è apparsa una notizia che immediatamente ha fatto il giro sui vari fronti di comunicazione, cercando di sconvolgere ancora una volta la nostra Roma.
Questa volta tutto è iniziato grazie a dagospia.it che riportò queste due righe, “Ore contate per il neo presidente della Roma calcio Tom Di Benedetto – in ballo, dissidi con i soci americani e incomprensioni con Unicredit”.
Voci prive di ogni fondamento come le definì proprio Claudio Fenucci, che però sono bastate per sconvolgere tutto e tutti, in un momento delicato per l’ambiente giallorosso . Due righe per gettare fango ancora una volta sulla nostra Roma. Di questo e di più però, noi tifosi di questi colori siamo ormai abbituati, perchè la nostra storia ci insegna che il tifoso romanista ha sempre avuto tutto e tutti contro.
Subito dopo è arrivata la smentita da parte di Unicredit “non c’è nessuna incomprensione con il presidente della Roma Thomas Di Benedetto”. Poi fu anche Franco Baldini a smentire queste voci quando disse in una intervista su sky, Mediaset al termine di Roma-Juventus, “Si tratta di un riassetto interno e stanno ancora valutando l’entrata di altre persone nel Cda ma non ci sono dissapori o dimissioni, la Roma è quotata in borsa e quindi sono notizie da trattare con cautela per chi le da”.
Tra poche ore ci sarà un nuovo CDA per definire tra le varie cose, l’inserimento di due nuovi consiglieri che prenderanno il posto di Michael Ruane e Richard D’amore. Questo però non vuol dire che questi due soci che compongono la cordata americana vengano tagliati fuori dal consorzio americano che guida la nostra Roma, resteranno contitolari delle quote di controllo.
Proprio sulla loro sostituzione si sarebbero create le divergenze di vedute tra Di Benedetto e Pallotta. Questo perchè i due probabili sostituti sarebbero Mark Pannes e un altro manager sempre di fiducia di James Pallotta.
Da qui iniziarono a circolare una serie de indiscrezzioni básate su una cattiveria incredibile che seccondo alcune vipere, gufi e vedovelle avrebbero portato al neo presidente Di Benedetto a rimanere negli States, non partecipando ne alla partita e quanto meno al brindisi di Natale con la squadra e staff técnico. Dirigerà il CDA solo attraverso il conference call. La cosa che però ha scandalizzato un pò tutti è stata quella di arrivare a dire che Mr. Di Benedetto abbia le “ore contate”, perchè starebbe pensando alle proprie dimissioni.
Anche nelle migliori famiglie cosi come nelle grandi società ci possono stare litigi, incomprensioni o dissapori che potrebbero provocare un riassesttamento o riposizionamento delle strategie e forme di veduta tra i vari componenti. Non per questo ogni volta che queste cose accadono avviene la separazione di qualche componente famigliare o sicetario che sia.
Si è parlato anche di uno scavalcamento da parte di Pallotta nei confronti dello zio Thom… e se cosi fosse, quale sarebe il problema?. Vorrei ricordare che Pallotta è uno dei 20 manager di hedge fun più pagati degli Stati Uniti (l’11° nel 2004) e vanta un patrimonio personale di poco più di 4.3 miliardi di dollari. Conosciuto negli USA per avere fatturato in un so¬lo anno, era il 2005, la bel¬lezza di 200 milioni di dol¬lari, sempre nell’ambito dell’alta finanza, degli investimen¬ti ad alto rischio. Tutta questa fortuna gli ha permesso sei anni fa di costruirsi una casa valutata in 21 milioni di dollari.
Una cosa è certa, questo nuovo progetto americano è appena iniziato e da fastidio a molti, le prove sono davanti agli occhi di tutti, non fanno altro che gettare fango sulla nostra Roma. Forse hanno gia capito che tipo di aria tira da queste parti, sarà solo questione di tempo per togliersi delle belle soddisfazioni.

riccardo LELLI 14 dicembre 2011

CHI TIFA ROMA………..NON PERDE MAI !!!!

In questi ultimi giorni, dopo la sconfitta di Firenze, la piazza romanista è rimasta nuovamente spaccata in vari fronti, un qualcosa normale per una tifoseria cosi appassionata come la nostra, che a consecuenza di questo grande amore non conosce una via di mezzo, quando si tratta di esprimere un giudizio obiettivo e non passionale, nei confronti della prorpia squadra del cuore.
C’è chi ancora da fiducia a questo progetto e questo allenatore, ci sono altri che credono nel progetto ma non più nell’allenatore, e chi invece non crede oppure non ha mai creduto in questo progetto e molto meno in questo allenatore. Ognuno di noi può pensarla come vuole ma la cosa che mai possiamo dimenticare è quella di mettere sempre e comunque la nostra Roma al di sopra di qualsiasi giudizio personale, per più accertato o sbagliato che questo sia.
Era qualche settimana fa, essattamente Roma-Lecce quando apparì quello striscione che diceva “Mai schiavi del risultato”, poi invece sono bastate due sconfitte, 5 reti subite, per cambiare idea e cadere nello sfattismo più assoluto.
Certamente il momento che sta attraversando la nostra Roma preoccupa anche il più ottimista dei tifosi, perchè le difficoltà sono tante e su tutti i fronti, ma non tutto è da buttare via, non dimentichiamo che questa nuova realtà giallorossa è solo all’inizio e come spesso succede quando si intraprende una nuova strada le avversità sono sempre dietro l’angolo.
Possiamo essere critici su tante cose, sui vari errori di Luis Enrique, sul fatto che a questa squadra manchino due terzini e sicuramente anche un difensore centrale, si può condividere il fatto che questa Roma tiri pochissimo in porta, si può discutere sul fatto che non ci sia una squadra tipo, oppure che molti giocatori giochino fuori ruolo. Le critiche però vanno sempre fatte in maniera costruttiva.
La cosa che però da tifosi romanisti non possiamo accettare è quella di sentire, come è accaduto in questi ultimi giorni, tifosi che augurano il male della propria squadra solo perche non sono d’accordo con questa nuova società e molto meno con questo allenatore. Oppure altri che hanno espresso pronostici catastrofici ancor prima di giocare la gara contro la Juventus.
Non dimentichiamo mai chi siamo e da dove veniamo, perchè essere romanisti significa avere tutto e tutti contro, significa affrontare le difficoltà per più complesse che queste siano. Nel calcio si può uscire sconfitti ma mai e poi mai da perdenti.
Una cosa è certa, le difficoltà sono tante a cominciare da infortuni, espulsi e statistiche sfavorevoli, ma Roma-Juventus non è mai stata una partita normale, ci sono molte cose in gioco e anche se la Roma arriva da sfavorita, nel calcio le partite vanno giocate per 90 minuti.
Chi tifa Roma… non perde mai

Riccardo Lelli. 12 dicembre 2011

LA ROMA ADESSO E’ DI TUTTI

C’era una volta il calcio delle partite epiche e dei sentimenti, il calcio dei derby e dei calciatori bandiera. C’era una volta il calcio dei dribbling e della Coppa Campioni, ora siamo entrati nell’era del merchandising e della Champions League.
Una volta per fare una squadra di calcio bastavano un portiere, uno stopper, un mediano e un numero dieci. Ora gli undici giocatori più forti al mondo non sono sufficienti senza una società alle spalle che gestisca professionalmente le attività di comunicazione e il marketing.
Col passare degli anni il calcio è diventato uno sport-spettacolo amato e seguito in tutto il mondo; essendoci in ballo interessi mediatici, commerciali e finanziari senza precedenti, non potevamo pertanto pensare che rimanesse soltanto un gioco. Le partite più importanti sono seguite a livello planetario, gli stadi sono diventati luoghi di attrazzione e entertainment, il calciatore un investimento, i club veri e propri brand.
Le società calcistiche sono diventate imprese in tutto e per tutto. Oggi la loro attività non si limita solo alla preparazione e allo svolgimento dell’incontro agonistico ma i settori di attività in cui operano sono i più svariati, tanto da mettere i club al centro di processi e relazioni, aventi come protagonisti i mass media, le altre imprese e il publico degli appassionati e sostenitori.
Oggi un club non può esimersi di comunicare. La comunicazione, se inserita all’interno di specifiche politiche di gestione dell’impresa, riesce a facilitare il rapporto con i propri principali interlocutori: in primo luogo i tifosi, ovvero la ragione d’esistere del club, i media, ovvero coloro che danno voce e amplificano l’attività della società, i partner commerciali, ovvero coloro che offrono il supporto economico.
In poche parole, il calcio di oggi è diventato un vero e proprio business, dove il fattore economico cosi come quello sportivo, sono strettamente collegati uno con l’altro, e non possono essere trascurati se si vuole arrivare a livelli di vanguardia nel calcio moderno.
Per questo, un marchio cosi importante come la AS Roma, che rappresenta niente meno che la capitale D’Italia, la storia del mondo, non poteva rimanere indifferente a tutta questa rivoluzione.
Dopo tanti anni di gestione famigliare, di marketing e merchandissing inesistenti, cosi come una comunicazione precaria e deludente, è arrivato il momento di fare quel salto di qualità tanto acclamato da tutti.
Con l’arrivo degli americani tutto sta cambiando, pian piano è iniziata una vera e propria rivoluzione culturale per quanto riguarda il managment sportivo, il marketing e la comunicazione. La Roma sta entrando in una nuova dimensione dal punto di vista gestionale, che può permettere maggiori ricavi, la consolidazione del marchio Roma in tutto il mondo attraverso una participazione più attiva dei propri tifosi.
Tutto questo attraverso lo sbarco sui social network come Facebook e Twitter, la pianificazione di un nuovo sito internet all’altezza della squadra che molto sicuramente sarà online gia dal mese di gennaio, l’apertura dello sportello del tifoso, il miglioramento dello Stadio Olimpico, la costruzione di uno stadio di proprietà, la ristrutturazione di Roma Channel, la vendita online della biglietteria cosi come dei prodotti ufficiali della AS Roma, ecc.
Una cosa è certa, nei prossimi mesi e nei prossimi anni, i tifosi romanisti saranno un fattore fondamentale in tutta questa nuova realtà, l’interazione con la società e viceversa sarà preponderante per aumentare i ricavi e in consecuenza raggiungere risultati sportivi importanti. I tempi cupi sembrano essere passati, ora il futuro ci appartiene e la nostra squadra del cuore anche.
Riccardo Lelli 10 ottobre 2011

RIPARTIAMO INSIEME

Per il popolo romanista il 18 agosto del 2011 sarà un giorno importante, visto e considerato che si è conclusa definitivamente una lunga e estenuante telenovela, durata 387 giorni pieni di sofferenze, apprensioni e tante difficoltà, che hanno portato al limite la pazienza del tifoso giallorosso.

Proprio quella pazienza che il tifoso romanista sembra non trovare più, ma che giustamente la nuova società sta chiedendo fin dal primo momento, visto e considerato che un nuovo progetto non può essere costruito in un giorno.
Soprattutto quando siamo consapevoli che nel calcio di oggi il peso specifico del Dio denaro sta portando con se tanti e nuovi cambiamenti che riguardano la maniera di investire e gestire una società di calcio.
Seppur vero che il fattore sportivo è sempre importante, non possiamo dimenticare che oggi giorno il calcio è diventato una vera e propria industria e allo stesso tempo, un fattore di sviluppo economico che non può fare a meno delle seguenti considerazioni:
La trasformazione delle squadre in società anonime e di capitale per tutelare gli enormi capitali investiti. nel parco giocatori delle squadre stesse, ma piuttosto per l’insieme delle attività economiche, finanziarie, commerciali nonché immobiliari che il nuovo assetto giuridico delle squadre ha reso da un lato possibile, dall’altro necessario.
L’estensione inoltre, del mercato dove si può non solo reclutare atleti di valore, ma anche distribuire l’immagine ed i messaggi pubblicitari che accompagnano le squadre, (mercato aperto alla dimensione internazionale per via delle crescenti competizioni a livello mondiale), ha contribuito ad accelerare la logica e gli assetti imprenditoriali delle squadre di calcio, rendendole ormai protagoniste non solo di un vasto sistema di relazioni di mercato tra prestazioni sportive e pubblici anche territorialmente diffusi, ma attori decisivi nella ristrutturazione e nella valorizzazione delle onerose attrezzature sportive (stadi in primo luogo, centri di formazione sportiva ed atletica in secondo luogo).
L’acquisizione della proprietà e la gestione diretta degli stadi e di altre attrezzature sportive al di là dei modelli pubblici di gestione di tale patrimonio immobiliare ha fatto sì che le società calcistiche siano diventate partner delle istituzioni del governo locale non solo per recuperare intere aree urbane dalle situazioni di degrado in cui erano decadute (si veda per questo caso la situazione inglese), ma esse stesse siano divenute veri e propri fattori di sviluppo locale per la promozione di nuove imprese nel settore commerciale, della ristorazione, delle attività di Fitness e di Welness nonché di gestione di luoghi di formazione sportiva, per le diverse fasce di età, di cui sono divenute titolari.
La creazione di filiere produttive e commerciali da parte delle squadre-imprese che attraverso un attivo sistema di centri di merchandising cercano di assicurarsi la fidelizzazione dei club dei tifosi e dei loro aderenti.
La metamorfosi dei tradizionali vivai calcistici, con il reclutamento di giovani atleti, che con l’adozione di impostazioni organizzative e gestionali di tipo imprenditoriale, si ripropongono come centri attrezzati e professionalizzati per l’istruzione allo sport, con l’offerta di programmi di addestramento ginnico, atletico, sportivo per ragazzi giovani, adulti ed anche anziani; essi possono così disporre in maniera continua di assistenza medica, atletica, tecnico-sportiva; con queste strutture si tende in altri termini a sostituire un tradizionale sistema di promozione allo sport che, basato per lo più su disponibilità di persone volontarie, non era in grado di fornire la gamma dei servizi che in termini commerciali i nuovi centri sono in grado di garantire.
Tutte tendenze già avviate in paesi come la Spagna, Inghilterra, Germania, ma che nel nostro paese trovano difficoltà per essere inserite, grazie al forte condizionamento amministrativo e politico esercitato da sempre sulle attività sportive.
Tutto questo spiega il perchè sia stato cosi traumatico e cosi difficile accettare in Italia l’intromissione di capitali stranieri come sta accadendo in altri paesi d’Europa e dove sono molto più avanti con rispetto alla nostra cultura sportiva. I risultati del nostro calcio lo dimostrano.

Per intraprendere questo tipo di progetto ci vuole senza meno del tempo, visto e considerato che si pretende lavorare su tutte le basi che sostengono oggi giorno le varie società di calcio, ma di sicuro alla fine i risultati arriveranno e non saranno fugaci come le stelle cadenti. Un esempio di tutto questo è il F.C. Barcellona, che oggi è considerata la migliore squadra del mondo, vincendo tutto o quasi quello che trova davanti a se. Oltretutto riuscendo a trasportare questa rivoluzione sportiva anche in nazionale dove ugualmente si stanno vedendo i risultati.
Morale della storia: Sta a noi tifosi capire se si ha la volgia di aspettare oppure puntare su altri tipi di progetti ben diversi, che sicuramente ci potranno regalare qualche efimera soddisfazione, ma poi alla fine si corre il rischio di ritrovarsi da capo a dodici e senza basi solide su cui puntare.
Allora lasciamo che il tempo faccia da galantuomo e ripartiamo insieme.
Riccardo Lelli (corrispondente dal Venezuela per il sud america)

24 luglio 2011 A S ROMA……..UNA STORIA INFINITA !!!!

Innanzi tutto vorrei scusarmi se topperò qualche data ma non è la cosa importante, l’importante è cercare di ricordare e far ricordare a qualcuno di memoria corta i tentativi di scalata alla proprietà della A.S.Roma.
Anno 2003/2004 è l’anno dei russi, la Nafta Moscva, junior partner nella Avtobank, nella società di assicurazioni Ingostrakh e nell’industria metallurgica Nosta proprietario il magnate russo Suleiman Kerimov tenta la scalata alla proprietà. Le trattative durano mesi ma soltanto negli ultimi periodi si viene a sapere della cosa. L’offerta viene presentata il 10 febbraio 2004 a nome dell’addetto stampa della Nafta Moscva, Mihail Smirnov, il 26 febbraio 2004 annunciava che l’acquisto del 63,77% della AS Roma si sarebbe ufficializzato in tempi brevi.
Due giorni prima il 24 febbraio il presidente Franco Sensi dichiarava: “E’ vero, che noi negoziamo, ma apparentemente sara’ molto lunga”. Molti sostenevano allora e ancor oggi ne sono convinti che in realtà era Abramovich interessato alla Roma e visto che lui non poteva avere la proprietà di 2 squadre in CL allora si serviva del suo amico e partner in affari Suleiman Kerimov, per avere la Società Capitolina.
Si scatenano un po’ tutti, ricordatevi i titoli dei giornali “ La Roma ai romani….” Intervengono politici,uomini di sport, superficiali di vario titolo ed estrazione. “ Qualcuno” ha paura di un investimento russo e allora scatenano un putiferio fin quando partono i controlli della Guardia di Finanza ed i russi lasciano le trattative non perché impauriti, hanno talmente tanti di quei soldi…… vanno in giro con decine di uomini di scorta e auto blindate, potrebbero scatenare una guerra se solo volessero, ma capirono che non erano ben graditi e allora……statevi bene…. arrivederci. Chiunque nega questa trattativa nega la realtà dei fatti, Franco Sensi ne parlò esplicitamente.
Tutto tace per un po’ di tempo, poi improvvisamente nel 2008/2009 spunta il nome di George Soros .
Milano Finanza uno dei più importanti giornali finanziari italiani svela alcuni retroscena…. Soros, a capo di un nutrito pool di finanziatori, che fa capo alla merchant bank Inner Circle di New York, già coinvolta nell’acquisto del Liverpool da parte di Tom Hicks e George Gillett. Il gruppo Soros, come quello Wasserman-Fisher, starebbe per compiere un passo formale, dopo la consegna della “due diligence”. Anche se un’offerta concreta non è ancora giunta al club giallorosso, emissari delle due cordate statunitensi avrebbero preso contatto con Gian Roberto De Giovanni, legale vicino aila famiglia Sensi, già mediatore nella trattativa fallita con Nafta Moskva.
La telenovela Soros è la più ingarbugliata, la più misteriosa. Due giornalisti, Katia Augelli e Alessandro Catapano scrivono un libro “I russi, i russi…gli americani La Roma dei Sensi: da Kerimov a Soros”
qualcuno minaccia querele ma nessuna querela viene presentata.
Sembra, e dico sembra, che l’offerta sia stata di circa 300 milioni di euro e di un rilancio.
Tutto sembra fatto ma improvvisamente spunta un emiro arabo, è vero ?
No è soltanto un bluf come al tavolo di poker, ma l’altro giocatore “passa”. E passa in un ufficio di Milano, due giorni dopo la storia dell’arabo spiazzando tutti……Soros abbandona, con Lui…… non giochi.
Ma attenti, sopra riporto un altro nome, C. Wassermann e questo nome negli ultimi tempi viene sussurrato in alcuni ambienti giornalistici. Ma passiamo oltre.
Fioranelli
La vicenda fioranelli viene portata alla luce da F. Alescio e scoppia il putiferio. Alescio fa uscire ad orologeria delle notizie, il suo nome è sulla bocca di tutti.
Come seppe della cosa Alescio ? Durante una cena, fra gli altri Fioranelli e un noto esponente politico.
Parlano di questa cosa come se stessero parlando di acquistare un appartamento a Tor Bella Monaca. Ma la trattativa era vera e anche la Roma con comunicati la certificava. Viene data per chiusa, il Corriere dello Sport titola “ E’ finita l’era Sensi “ Quando uscì quel titolo rimasi come un fesso perché 20 giorni prima “qualcuno” mi disse…” Fioranelli ? Lascia stare, non ci sono i soldi e se ci sono non si sa da dove provengono….” Lo avrei voluto scrivere quel giorno, ma i segnali andavano in un altro verso e allora non dissi nulla. Quando il Corriere fece quel titolo mi dissi…..” cavolo se lo scrivevo mi sbranavano…..mi avevano dato una storta….” Ma dopo qualche giorno ebbi la conferma che la dritta era giusta…..Fioranelli non potè o non volle dire la provenienza della grana e allora addio. La Sensi dichiarò….” Fioranelli ha gettato il sasso nello stagno sbagliato….” Non erano stati dei nomi strani accumunati a Lui, ma la “provenienza” della grana……che bloccò tutto, e vi dovessi dire …..per fortuna che la cosa non andò in porto. Attualmente Vinicio Fioranelli è agli arresti su denuncia della Consob e credo sia ancora ricercato l’altro socio tedesco.
Se non ci fosse stato l’intervento editoriale per quattro mesi di Marcel Vulpis e della sua agenzia Sporteconomy, se la Roma non fosse quotata in borsa il che ha prodotto una serie di controlli, probabilmente oggi Fioranelli avrebbe già acquistato il club e i tifosi della Roma avrebbero passato guai veri.
Angelini
Angelini con un intervento in una emittente romana e poi con svariate interviste dichiara la sua disponibilità ad acquistare la Roma. Il suo intento ? Acquistarla ad una cifra intorno ai 114/120 milioni di euro….con quella cifra ci puoi comprare il Bari non la Roma.
Il 12 novembre 2009 un comunicato del Gruppo Angelini….. “Allo stato nessuna proposta contrattuale e tantomeno nessun prezzo determinato sono stati offerti alle controparti interessate, non essendosi verificati tutti i presupposti ritenuti necessari per procedere in tal senso”.
Il 9 gennaio 2010 il Sole 24 ore scrive …..L’offerta dell’imprenditore Francesco Angelini sarebbe dovuta arrivare prima di Natale: una proposta formale d’acquisto della quota di controllo della As Roma, detenuta tramite la Roma 2000 dalla holding Italpetroli. Come pure avrebbe dovuto concretizzarsi l’interesse di Clessidra per gli asset petroliferi di Italpetroli. Il private equity che ha smentito le mire sul club malgrado la provata fede giallorossa del suo fondatore Claudio Sposito, guarderebbe soltanto agli asset industriali, dossier presentato da Mediobanca, advisor dei Sensi.
Unicredit prende in mano la situazione e incarica Rothschild di trovare un acquirente, arrivano 5/6 offerte ma quella che ritengono più consona sia quella della cordata americana.
Siamo ormai nei giorni dell’avvenuta vendita…….
Si intrecciano smentite e verità fin quando Di Benedetto giunge a Roma e tratta con Unicredit l’acquisto della Società.
A Boston viene firmato l’atto finale ed è di ieri la notizia della presentazione all’Antitrust degli incartamenti necessari al via, dopo assemblea e lancio dell’Opa. Il 40% delle azioni rimane in mano di Unicredit che sarà libera di cederle ad eventuali terzi.
Dobbiamo aspettare ancora pochi giorni e poi l’era Sensi sarà tramontata, inizia la scommessa americana, sarà vincente ? Credo di si, non sono sprovveduti, hanno capito come muoversi e avranno dalla loro Dirigenti capaci.
I nomi che si vociferano sono di altissimo livello.
I tifosi della Roma che per anni hanno acquistato Milano Finanza, il Sole 24 Ore possono tornare alle origini……. SOGNARE !!!!!!!!!!
Edoardo Spampinato.